Spending review, tagli a tutti i ministeri
ROMA Il governo decide quali tagli fare alla spesa pubblica mentre il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, prepara il suo ritorno al Fondo monetario internazionale. Se ne andrà, inseguito dalle battute del ministro Boschi («ce ne faremo una ragione» commenta ) lasciando in eredità al governo Renzi l'esigenza di tagliare e risparmiare. Il dossier Cottarelli, rimasto per mesi nei cassetti di Palazzo Chigi, è considerato ora da Renzi necessario per rifinanziare gli 80 euro e avviare la riforma del lavoro con i nuovi ammortizzatori sociali. «Dal vertice sulla spending review è stato valutato che i soldi recuperati dai tagli ministeriali dovrebbero essere tra i 16 e i 20 miliardi» annuncia il ministro Boschi. Ottimizzazione degli uffici, razionalizzazione degli spazi, centralizzazione degli acquisti, digitalizzazione, risparmi sulle sedi. Sono alcune delle linee guida della spending review dei ministeri, quella su cui da oggi si inizierà concretamente a lavorare a Palazzo Chigi con il contributo diretto di tutti i dicasteri, coinvolti in tagli complessivi del 3% della spesa. Se la Farnesina già pensa a tirare la cinghia della rete diplomatica, la Difesa già si oppone a nuove imposizioni, dopo il contributo già dato nel 2014 alla copertura del bonus Irpef. Intanto fioccano le ipotesi sull'uso delle risorse. Una di queste «è una ulteriore riduzione dell'Irap. Ma anche una riduzione del cuneo fiscale alle categorie che non abbiamo potuto coinvolgere con gli 80 euro. Decideremo nelle prossime settimane, prima della legge di Stabilità» spiega ancora Boschi. Anche Madia ripete la stessa cosa per quanto riguarda i soldi per le forze di polizia. Tornano intanto a crescere le assunzioni nel corso del secondo semestre dell'anno, superando di 221.461 unità le cessazioni dei rapporti di lavoro. Il segnale positivo giunge dal ministero del Lavoro, secondo cui, tra aprile e giugno 2014, il Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie ha registrato 2.651.648 avviamenti di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato, 80.590 in più rispetto al secondo trimestre del 2013 (+3,1%), a fronte di una «lieve» crescita (+0,3%) dei rapporti di lavoro cessati, pari a 2.430.187 unità. A scendere sono soprattutto i posti di lavoro persi per cessazione di attività (-26,8%, pari a -6.752 unità). In calo anche i licenziamenti (-8,6%, pari a -18.826 unità) e le dimissioni (-4,3%, pari a -15,236 unità).