SE UNA NORMALE VITTORIA DIVENTA UN'ODE PINDARICA

Buona anche la vera prima, quella che contava davvero dopo il debutto a pane e lustrini di Bari. Nella piovosa Oslo sembra faccia addirittura caldo quando Antonio Conte si sbraccia in giacca e camicia e festeggia con i suoi ragazzi il primo passo verso il vero obiettivo, Euro 2016. E anche la cancellazione di un'anomala statistica, quella dell'ultima vittoria in Norvegia. Era il paleolitico del calcio, anno 1937, fra il primo e il secondo titolo mondiale italiano, con Vittorio Pozzo in panchina e Giuseppe Meazza e Silvio Piola in campo. Oggi siamo in un'epoca lontana e paradossalmente con qualche certezza in meno di allora. Certo, l'inizio è incoraggiante ma il ct ben sa come appallottolare e cestinare le paginate di temerarie celebrazioni interplanetarie apparse – invero non su questo giornale – all'indomani del 2-0 di Bari contro un'Olanda fin troppo vacanziera. Va detto, soprattutto per i tantissimi dalla memoria corta, che nei gironi di qualificazione per Europei e Mondiali gli azzurri non perdono dal lontano 6 settembre 2006. Era un'epoca gioiosa, con l'Italia reduce da un Mondiale trionfale e che affrontava il gironcino verso Euro2008 avendo a che fare con l'altra finalista di Berlino, la Francia. A Parigi finì 3-1 ma anche quella volta arrivammo davanti noi. E dunque non possono essere prestazioni come quella di ieri ad alimentare le esaltazioni cosmiche degli ultimi giorni e le odi pindariche dei telecronisti Rai. Imbarazzanti come le passerelle del dinamico duo Carlo Tavecchio-Claudio Lotito, personaggi da bocciofila incredibilmente finiti al vertice di un movimento calcistico in declino ma pur sempre fra i più importanti del mondo. Conte sa che il primo rischio è che adesso si crei la convinzione che anche la salita possa essere in discesa. Invece, tutto questo, è solo un buon inizio, serve per dare serenità. Per ora nulla di più. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA