L'Europarlamento riparte da Schulz
di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO È iniziata male l'ottava legislatura dal Parlamento europeo, con un presidente eletto che prende meno voti dei tre vice presidenti, un manipolo di deputati che volta le spalle mentre si esegue l'inno europeo, e per giunta con Beppe Grillo che arriva e dice di non dare soldi all'Italia che vanno alla mafia. Ciliegina sulla torta è il capogruppo popolare che ammonisce il premier italiano che di nuove flessibilità non se ne parla nemmeno, proprio quando oggi Matteo Renzi in Aula parlerà di crescita e occupazione. Il blitz di Grillo. La giornata di ieri si è aperta con l'Orchestra Sinfonica di Strasburgo che ha suonato in Aula l'Inno alla gioia, che è l'inno dell'Unione europea, per inaugurare la legislatura. L'esecuzione è stata piuttosto melensa, ma è stata offuscata dalla scelta dei deputati auntieuropeisti dell'Ukip di Nigel Farage di voltarsi dando le spalle alla presidenza e all'orchestra. Un gesto molto simbolico ed estremamente grave, da parte di persone che sono deputati eletti (e pagati) per sedere nel Parlamento dell'Unione. I loro compagni di gruppo del Movimento 5 Stelle non si sono voltati, ma le spalle "virtuali" le ha poi mostrate Beppe Grillo, che in una riunione di gruppo a Strasburgo ha detto che i deputati britannici «hanno fatto benissimo a voltare le spalle, questo inno è stato usato dai più grandi killer della storia». Non è stata l'unica affermazione ad effetto. Grillo ha esordito con una battuta: «Renzi chi? Io parlo con la Merkel», ascoltata da un vasto pubblico grazie allo streaming su internet della riunione del gruppo. Poi ha continuato spiegando che «questa Europa è fallita». Quindi ha polemizzato con il presidente eletto dell'Eurocamera Martin Schulz, prima della frase clou: «Sono venuto qui a guardare i conti e a dire di non dare più soldi all'Italia, perché scompaiono in tre Regioni: Sicilia, Calabria e Campania, dove ci sono la mafia, la 'ndrangheta e la camorra». Non considera, Grillo, che l'Italia versa all'Ue più soldi di quanti ne riceva. Eletto Schulz. Giornata inaugurale ieri e dunque di elezione del presidente. Come previsto è stato eletto il socialdemocratico Martin Schulz (che ha lasciato la guida del gruppo all'italiano Gianni Pittella), ma l'esordio della coalizione Ppe-Pse-Alde, che dovrebbe guidare il Parlamento e sostenere il lussemburghese Jean-Claude Juncker alla Commissione europea, ha segnato una vittoria popolare, che ha messo i puntini sulle "i" di chi comanda. Il tedesco poteva contare su oltre 470 voti, e ne ha ricevuti solo 409, qualcuno ha tradito. Forse c'è stato anche qualche deputato del Pse, Schulz non è molto amato, ma il gioco è stato chiaro poche ore più tardi, quando si è votato per i 14 vice-presidenti. Al primo turno di votazione sono stati eletti solo i sei candidati del Ppe e di questi ben tre hanno preso molti più voti di quanti ne ha raccolti Schulz, primo fra tutti Antonio Tajani, che ne ha presi ben 452, diventando, con un indubbio successo personale, primo vicepresidente, il numero due del Parlamento. Di questo ha fatto le spese, tra gli altri, David Sassoli, capogruppo uscente del Pd, che è stato eletto vice presidente, ma solo al secondo turno. Ancora peggio è andata per i candidati del gruppo liberale, l'Alde, aggregati dell'ultima ora alla coalizione Ppe-Pse: il loro candidato Olli Rehn, fino a lunedì commissario europeo agli Affari economici, campione dell'austerità, che è stato umiliato con un'elezione solo al un terzo turno. Oggi tocca a Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio farà davanti all'Aula di Strasburgo il discorso di insediamento come presidente di turno dell'Unione, carica che l'Italia terrà fino al 31 dicembre. Sarà un discorso ideale («Se l'Europa accetterà di dare un futuro alle proprie ambizioni, sarà bello sfidare l'avvenire insieme») ma anche pragmatico, i deputati si aspettano di sentire cosa l'Italia intende fare in questi sei mesi. C'è anche molta curiosità verso questo giovane leader, che oggi è il presidente di 500 milioni di persone e a febbraio era ancora il sindaco di una città di 400 mila abitanti (in fondo grande più meno con il Lussemburgo di Juncker) e che guida il partito europeo che ha preso più voti in assoluto in tutta Europa. C'è simpatia, fiducia (in Francia già si parla di "Renzimania"), ma anche fermezza. Renzi parlerà della necessità di dare forza alla crescita, di rilanciare l'occupazione, di riaprire all'Europa della speranza ,ma i popolari hanno già piantato ieri i loro paletti, con il loro capogruppo, Manfred Weber, che spiega che «Grecia, Irlanda, Portogallo hanno dovuto compiere sacrifici e le regole non devono valere solo per i paesi piccoli, devono valere per tutti, anche per paesi del G7 come l'Italia». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA