Italicum, l'approvazione slitta a lunedì

di Gabriele Rizzardi wROMA Il termine indicato da Matteo Renzi per l'approvazione dell'Italicum alla Camera non potrà essere rispettato. Il presidente del Consiglio aveva assicurato che il primo via libera alla nuova legge elettorale ci sarebbe stato oggi ma la Conferenza dei capigruppo ha deciso, con il parere contrario del Pd, di concludere le votazioni entro lunedì prossimo (restano 15 ore per la discussione e per martedì non c'è nessuna votazione). Ma i problemi per la legge elettorale, le cui votazioni a Montecitorio sono andate avanti fino alla mezzanotte di ieri, non riguardano solo i tempi di approvazione. Sulla parità di genere è esplosa la rivolta delle deputate. Una rivolta trasversale, che ha coinvolto le parlamentari di quasi tutti i partiti e che ha spinto la presidente della Camera, Laura Boldrini, a riunirsi con diverse parlamentari per poi lanciare un appello affinché il Parlamento dica sì alla parità uomo-donna nelle liste elettorali. Sulle quote rosa, del resto, c'è una grande ambiguità perché nel testo presentato alla Camera c'è la previsione del 50% delle donne in lista. Ma si prevede anche che i candidati possano essere due dello stesso sesso in fila. E quindi c'è il "rischio" che ai primi posti possano esserci solo uomini. La norma sarà modificata? Il portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini, non lo esclude ma poi precisa che l'accordo (che non rientrava nel patto Renzi-Berlusconi) potrà essere modificato solo con il consenso di tutti, Forza Italia compresa. Proprio mentre nell'aula di Montecitorio va in scena uno scontro verbale tra la Boldrini e il deputato 5 Stelle, Andrea Colletti, arriva una importante precisazione del capo dello Stato. Due giorni fa Pippo Civati aveva messo in dubbio la costituzionalità dell'Italicum e aveva chiamato in causa il Quirinale. Ieri, è arrivata la risposta. Napolitano definisce «fuorviante» chiedere un parere con le votazioni in corso ma poi spiega che con il Parlamento al lavoro, il presidente della Repubblica «non può che auspicarne la conclusione positiva su basi di adeguato consenso». Quanto ai dubbi sulla costituzionalità, il capo dello Stato assicura che promulgherà la legge «previo attento esame del testo definitivamente approvato». Quel che è certo è che il varo dell'Italicum è slittato alla prossima settimana anche a causa della guerriglia parlamentare messa in atto dai piccoli partiti, che ieri hanno ricevuto più di un colpo. La Camera ha infatti respinto, con voto palese, l'emendamento che abbassava la soglia di sbarramento dal 4,5% al 4% mentre ha approvato una misura che salva le cosiddette "liste civetta". Ma non è finita. Massimo Parisi (Fi) si è visto approvare un emendamento (ribattezzato "Forza Sud") che prevede che i voti presi dai piccoli partiti che non riescono a superare il 4,5% potranno comunque essere utilizzati dalla coalizione per superare la soglia del 12%. Sul tavolo ci sono ancora più di 200 emendamenti e il testo originario concordato da Renzi e Berlusconi sta subendo continue limature. La strada, insomma, è ancora piena di ostacoli e non è un caso che nel voto segreto la comparsa dei franchi tiratori (una trentina secondo calcoli approssimativi) abbia finito per rendere determinanti i voti di Forza Italia. E questo anche perché, nella maggioranza che sostiene Renzi, di partito "grande" c'è solo il Pd. ©RIPRODUZIONE RISERVATA