Canavese verso il futuro ma servono infrastrutture
IVREA Ancora un convegno martedì in Confindustria per mettere un altro tassello nel mosaico "Canavese fabbrica del futuro": l'obiettivo di fare del territorio un laboratorio di nuovi progetti, aggregando le diverse eccellenze, che si è dato il Consorzio imprese canavesane, nato 20 anni fa, già con questa intuizione. Lo ha voluto il Consorzio e la sua presidente uscente Gisella Milani, non solo per ricordare un cammino ventennale, ma per fornire un'occasione di dialogo e di riflessione sul futuro dell'industria e della produzione manifatturiera in particolare. Alla fine, mettendo a confronto gli interventi degli imprenditori più rappresentativi dei settori economici del Canavese, ne è scaturito un manifesto ideale, un exit strategy per riattivare la crescita. Al primo posto la necessità di un potenziamento delle infrastrutture, condizione indispensabile per il rilancio dell'economia canavesana, investimenti sul territorio, ricerca e sviluppo, tecnologia ed informazione, burocrazia zero, turismo. Punti in buona parte già contenuti nel piano strategico del Canavese elaborato dalla Confindustria guidata Fabrizio Gea, a cui piace la parola coraggio. «La nostra è una piattaforma programmatica con otto assi tematici divisa in tre fasi - ha spiegato Gea - quelle di studio e di ricerca che abbiamo già realizzato e che ci hanno permesso di redigere il documento. La seconda fase è la focalizzazione sui prerequisiti. E qui è determinante l'asse delle infrastrutture, per andare avanti con la creazione di una lobby del territorio su modello anglosassone. La fase tre è quella del piano industriale per il Canavese che passa nel breve periodo attraverso la costituzione della città metropolitana». Linfa vitale verso questo processo è stata garantita da Graziano Cimadom, presidente di Manital. «Siamo motivati - ha detto - ad investire in Canavese dove abbiamo il cuore dell'azienda. Puntiamo allo sviluppo di tecnologia finalizzata al risparmio energetico, alla valorizzazione dei beni culturali ed al turismo con il progetto del castello di Parella che inaugureremo nel 2016, e che garantirà almeno cento nuovi posti di lavoro». E per restare in un clima di ottimismo della volontà dati confortanti sono arrivati da Dino Ruffatto, presidente Unisa (Associazione italiana stampatori acciaio): «Lo stampaggio a caldo è un elemento di forza per il Canavese: l'Italia è il secondo produttore mondiale di acciaio E buona parte di questo arriva dal Canavese, dove ci sono 32 aziende con 2.600 occupati. Ora possiamo dire di esserci lasciati la crisi dietro le spalle grazie al valore della nostra offerta, al know how delle aziende, che è un bene incalcolabile. Adesso dobbiamo aggiungere valore al nostro prodotto». Luciano Bruno, direttore area soluzioni tecnologiche di Dedagroup, ha posto l'accento sulle necessità di una sempre maggior informazione: «Nei prossimi 5 anni i social media diventeranno sempre più determinanti per l'economia così come è stato finora lo sviluppo tecnologico. L'ondata del cloud è ineluttabile». Da Luigi Colombo, consigliere del Bioindustry park, nominato da Merck Serono, una nota dolente: «Siamo i penultimi in Europa per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo dimenticando che la scienza e a cultura sono l'unico motore per progredire». Lydia Massia ©RIPRODUZIONE RISERVATA