Grasso assicura: «Non c'è persecuzione»
di Gabriele Rizzardi wROMA «Nessun pregiudizio, nessuna persecuzione. Non ho voluto umiliare nessuno. Ho deciso da solo e con coraggio. Sono e sarò super partes». È questa la risposta di Pietro Grasso alle accuse di tutto il centrodestra, da Forza Italia al partito di Alfano fino all'Udc di Casini, che non accetta la costituzione del Senato come parte civile nel processo per la compravendita dei senatori che vede imputato Silvio Berlusconi e chiede le dimissioni della seconda carica dello Stato minacciando una mozione di sfiducia. Tutto avviene nell'aula di Palazzo Madama dove Grasso prova a spiegare la sua decisione ma viene travolto dalle urla e dalle proteste dei senatori berlusconiani che non lo lasciano finire e abbandonano l'Aula. Il pretesto è stata una frase che il presidente di Palazzo Madama non è riuscito a finire proprio per il chiasso dei senatori azzurri. Grasso stava spiegando perché per la prima volta il Senato si costituisce parte civile: «Non era mai successo che senatori, ex senatori per fortuna... ammettessero certe cose». Dai banchi dell'opposizione si levano subito urla e fischi. Il riferimento di Grasso è a Sergio De Gregorio (che ha dichiarato di aver ricevuto 3 milioni di euro per far cadere il governo Prodi) ma Forza Italia pensa subito al decaduto Berlusconi. «Ho inteso parlare del senatore De Gregorio, non mi avete fatto finire la frase» spiega Grasso. Ma i senatori di Forza Italia e Gal sono già fuori dall'Aula e gridano «vergogna, vergogna». Davanti all'opposizione che lo accusa di aver eseguito un ordine del Quirinale, Grasso risponde di aver preso la decisione «in totale autonomia», spiega che la scelta è stata dettata dalla volontà di «non castrare la possibilità che la dignità e l'immagine del Senato potessero venir prese in considerazione nel processo» e aggiunge che la costituzione di parte civile si può anche revocare: «Ci sono gli strumenti. Se tutta l'Aula è d'accordo si può fare». Quel che è certo è che la mossa di Grasso finisce per rinsaldare l'asse tra Forza Italia, Ncd e Udc. Ma non solo. Molti parlamentari, a cominciare da Alessandra Mussolini, fanno sapere che non ci pensano neppure lontanamente a costituirsi parte civile contro il Cavaliere mentre una pattuglia di senatori guidata da Lucio Malan non esclude di presentare una mozione di «censura» contro Grasso. E pazienza se il leghista Roberto Calderoli spiega che il regolamento di Palazzo Madama non lo prevede. Il cammino delle riforme sarà compromesso? «L'effetto è quello di minare l'asse Renzi-Berlusconi che sta facendo bene al Paese» ammette il presidente della Commisione Affari costituzionali della Camera, Francesco Paolo Sisto, per il quale è comunque necessario tenere i nervi saldi, soprattutto in questo momento: «Questa bombetta politico-mediatica non deve nemmeno sfiorare il cammino delle riforme». Il Mattinale, curato dallo staff di Forza Italia, che parla del «quinto colpo di Stato» per far fuori Berlusconi chiama in causa anche Renzi e lo invita a proteggersi dal fuoco amico: «Attento Matteo, il golpe è un po' anche contro di te». Pier Ferdinando Casini definisce «strana» la decisione di Grasso mentre Fabrizio Cicchitto (Ncd) dice chiaro e tondo che a questo punto la strada delle riforme è un po' più in salita: «È una decisione che arriva in un momento politico delicatissimo e complica ulteriormente le cose». ©RIPRODUZIONE RISERVATA