«Dell'Utri mediatore fra mafia e Cavaliere»

LEONE 23/7 - 22/8 di Maria Rosa Di Natale wPALERMO Marcello Dell'Utri è stato l'intermediario del patto tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Un «mediatore contrattuale» tra gli interessi delle due parti che, tra il 1974 e il 1992, «ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento», senza alcun buco temporale. E senza alcuna intenzione di retrocedere, essendo «naturalmente propenso» ad entrare in contatto con soggetti legati a Cosa Nostra. I giudici della terza sezione penale della Corte di appello di Palermo presieduta da Raimondo Lo Forti, scrivono così nelle 477 pagine di motivazioni della sentenza, depositate mercoledì, con cui l'ex senatore del Pdl è stato condannato il 25 marzo scorso a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. C'è anche un preciso arco temporale entro il quale i magistrati della Corte, Daniela Troja e Mario Conte, collocano la stipula del patto: tra il 26 e il 29 maggio del 1974. In quei giorni, a Milano, presso il suo stesso ufficio, l'ex senatore avrebbe organizzato un incontro particolare. «È stato acclarato definitivamente che Dell'Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e (dal mafioso palermitano Gaetano) Cinà a Milano, presso il suo ufficio. - si legge nelle motivazioni- Tale incontro, al quale erano presenti Dell'Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l'assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi». Stefano Bontade era il mafioso palermitano, figlio d'arte, soprannominato il "Principe di Villagrazia" che venne ucciso nel 1981 a colpi di lupara, scatenando di fatto, dopo la sua morte, la seconda grande guerra di mafia in Sicilia. Vittorio Mangano, invece, sarebbe passato alla storia come lo "stalliere di Arcore", assunto «per garantire un presidio mafioso nella villa dell'imprenditore milanese». Secondo i giudici, quella riunione non a caso «ha costituito la genesi del rapporto sinallagmatico che ha legato l'imprenditore Berlusconi e Cosa nostra con la mediazione costante e attiva dell'imputato». Quale fu il risultato concreto del patto? «La garanzia della protezione personale dell'imprenditore - si legge- mediante l'esborso di somme di denaro che quest'ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell'Utri». Nella motivazioni della Corte c'è anche la prima somma che il Cavaliere avrebbe pagato subito dopo l'incontro: 100 milioni di lire. Correva l'anno 1974, la richiesta fu avanzata da Cinà. I pagamenti sarebbero proseguiti anche in seguito, pure dopo la morte di Bontade. Dell'Utri ha sempre respinto le accuse ammettendo la segnalazione a Berlusconi di Vittorio Mangano, ma escludendone i buoni rapporti, e confessando, invece, di averne molta paura. Ma anche in questo caso la Corte lo smentisce. «La continuità della frequentazione, l'avere pranzato in diverse occasioni con lui, sono circostanze - si legge ancora - che hanno consentito di escludere che i rapporti svoltisi in un arco temporale che ha coperto quasi un ventennio nel corso del quale il Mangano è stato arrestato e prosciolto e poi nuovamente arrestato e poi ancora prosciolto, possano essere stati determinati da paura». ©RIPRODUZIONE RISERVATA