Berlusconi, resa dei conti il 14 dicembre
ROMA. Il destino del governo si deciderà il 14 dicembre. Per quel giorno sono state infatti fissate le votazioni sulla mozione di fiducia al Senato e su quella di sfiducia alla Camera. La decisione, che pone fine al braccio di ferro sulla data del voto, è stata annunciata ieri al termine del vertice tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani.
La verifica di governo si terrà dopo il voto della Finanziaria che, secondo le intese raggiunte al Quirinale, dovrebbe essere approvata entro il 10 dicembre. Berlusconi nella mattina del 13 si recherà a palazzo Madama per le comunicazioni del governo mentre nel pomeriggio a Montecitorio inizierà la discussione sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv. Il giorno dopo ci sarà il voto contestuale. Nella stessa giornata è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, ma l'appuntamento ora potrebbe slittare perché gli avvocati di Berlusconi, Ghedini e Longo, sono anche parlamentari e saranno impegnati nelle votazioni.
La data del 14 piace al Cavaliere. «Era quello che chiedevo» dioce il premier, che non fa marcia indietro e conferma che se l'assemblea di Montecitorio voterà la sfiducia, salirà al Quirinale per chiedere «lo sciolgimento della Camera o di entrambi i rami del Parlamento».
La data concordata da Fini e Schifani non soddisfa l'opposizione, che voleva spingere il Cavaliere in un dibattito politico alla Camera dove, senza il voto dei finiani, Pdl e Lega non hanno la maggioranza. Bersani attacca Berlusconi e non nasconde il suo disappunto. «Il governo si è preso 15 giorni di troppo, non capisco perché, traccheggiando ancora, facendo melina sulla legge di stabilità» dice il segretario del Pd per il quale bisognerebbe formalizzare «immediatamente» la crisi di governo e procedere a una nuova legge elettorale. «Se andiamo avanti con il sistema elettorale del 'ghe pensi mi' si perde solo tempo. Serve un governo di transizione. Fuori da questa strada», taglia corto Bersani, «non credo ci possano essere soluzioni positive».
Con il voto sul governo a metà gennaio la Lega dovrà rinunciare al federalismo? Umberto Bossi e Roberto Calderoli rispondono che il governo «durerà fino al 27 marzo» e i decvreti legislativi potranno essere approvati. E se il federalismo non passerà? «Sei un uomo morto...», risponde il senatùr al cronista che gli fa la domanda. Come il governo potrà utilizzare le due settimane in più lo fanno invece capire i fedelissimi del Cavaliere che ieri hanno convocato una conferenza stampa a Montecitorio per annunciare che Giuseppe Angeli, 79 anni, parlamentare eletto nella circoscrizione estera dell'America Latina, ha lasciato Futuro e Libertà per tornare nel Pdl. Daniela Santanchè assicura che nei prossimi giorni lasceranno il partito di Fini altri parlamentari e lascia intendere che per chiudere la «campagna acquisti» c'è ancora un mese di tempo.
L'offensiva mediatica contro Fini «il traditore» comincerà oggi. Dopo un anno di assenza dal piccolo schermo, Silvio Berlusconi tornerà in Tv. Il premier parteciperà alla puntata di Matrix che andrà in onda questa sera su Canale 5 e, si può essere certi, picchierà duro contro il suo ex alleato che lo vuole costringere alle dimissioni. Ma ad essere in campagna elettorale è anche il presidente della Camera che, tra due giorni, sarà a Torino.
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Gabriele Rizzardi