Video Lyudmila Navalnaya, madre di Aleksej Navalny parla all'aperto, sotto la neve, davanti alla colonia penale IK-3, dove il figlio è morto il 16 febbraio. "Da cinque giorni non riesco a vederlo: il suo corpo non mi è stato consegnato. Non mi dicono nemmeno dove si trovi", afferma la donna. "Mi rivolgo a lei, Vladimir Putin - prosegue il messaggio - Mi permetta, finalmente, di vedere mio figlio. Chiedo che il corpo di Aleksej venga immediatamente consegnato in modo che possa seppellirlo dignitosamente". Il video si chiude con l'inquadratura della cupola di una chiesa su cui si erge una croce. Il responsabile della fondazione anti-corruzione di Navalny, Ivan Zhdanov, ha sottolineato che contemporaneamente è stato presentato a Putin un appello scritto. L'articolo su Repubblica
Video "Quella di Alexej Navalny è stata una detenzione incompatibile con la vita. I fatti dovranno essere accertati, però è indubbio che sia stato fatto morire". Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ai microfoni di Metropolis risponde a distanza al collega e vicepremier Matteo Salvini, per il quale la verità sulle modalità della morte di Navalny "la decideranno i giudici russi". "Ho incontrato a Bruxelles sua moglie - aggiunge - e a lei ho ribadito la vicinanza dell'Italia e del G7, la condanna di ciò che è accaduto a suo marito, che è stato vittima di una persecuzione ingiusta, detenuto in un gulag che ricorda l'Unione Sovietica".
intervista di Giulio Ucciero
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Video Due associazioni attive nel traffico di droga nella stessa zona, il quartiere milanese di San Siro: la polizia ha eseguito un'ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di 21 persone (tra i 19 e i 63 anni, ci sono anche tre donne) di nazionalità prevalentemente egiziana, per lo più irregolari sul territorio, inquadrati con ruoli ben precisi all'interno delle due diverse associazioni criminali ben strutturate con capi, promotori e vicecapi che hanno finanziato, mantenuto, gestito le consorterie criminali finalizzate allo spaccio.
Piazza Selinunte, via Zamagna, via Tracia, via Cittadini, via Ricciarelli, piazza Monte Falterona, piazzale Lotto, piazzale Zavattari e piazzale Brescia: questi, secondo quanto raccolto nel corso delle indagini svolte dai poliziotti del Commissariato Bonola, sono i luoghi del quartiere popolare San Siro controllati da due diverse associazioni criminali dedite allo spaccio di cocaina, hashish e pastiglie di ossicodone.
Ciascuna organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli agenti del Commissariato Bonola, era caratterizzata dalla presenza di vedette e "cavallini" pronti, con l'utilizzo di biciclette e monopattini, a consegnare la sostanza secondo le indicazioni dei clienti che la richiedevano a due utenze di altrettanti telefoni cellulari custoditi, in modo maniacale, da capi e promotori dei due gruppi criminali: in appena 45 giorni di attività tecnica eseguita dalla Polizia di Stato, su 5 schede intercettate, sono state registrate oltre 35 mila conversazioni telefoniche tra clienti e indagati, tanto da dare il nome "Telefono rosso" all'operazione.