Netanyahu demolisce il quartier generale dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite
Sono circa 6 milioni i palestinesi registrati come profughi che beneficiano dell’assistenza dell’organizzazione
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Il “partner strategico” della Russia amplia il proprio arsenale e rifiuta colloqui sui controlli
Video "Sara non è morta, l’hanno uccisa": con questo grido, centinaia di persone sono scese in piazza a Bello, in Colombia, per chiedere giustizia per Sara Millerey González Borja, donna transgender di 32 anni brutalmente aggredita, con braccia e gambe fratturate, e gettata viva in un torrente. È morta il giorno dopo in ospedale, senza ricevere soccorso. Un video girato da un passante mostra i suoi ultimi istanti: per rispetto, abbiamo oscurato il volto e mostriamo solo pochi secondi del filmato, per evitare ogni spettacolarizzazione del dolore. In rete circola anche un’illustrazione simbolica in stile anime, che la raffigura come una sirena nel fango: un omaggio rispettoso, pensato per denunciare la violenza senza mostrarla. La Procura generale colombiana ha aperto un’indagine, in collaborazione con il gruppo nazionale contro la violenza fondata su orientamento e identità di genere. Il delitto è stato condannato dal presidente Gustavo Petro, dalle Nazioni Unite e da diverse autorità. La sindaca di Bello, Lorena González, ha definito l’atto “atroce e odioso” e offerto una ricompensa di circa 11.600 dollari per chi fornirà informazioni utili, ma nessun arresto è stato ancora effettuato. Nel 2025, almeno 15 persone trans sono state uccise in Colombia, segno di una transfobia sistemica che continua a persistere nonostante la presenza di leggi considerate tra le più avanzate della regione. Anche dopo la morte, Sara Millerey González Borja è stata cancellata: nei documenti ufficiali, le autorità non hanno riconosciuto né il suo nome né la sua identità di genere femminile. La sua vicenda è diventata un simbolo doloroso e necessario della lotta contro la disumanizzazione e l’invisibilizzazione delle persone trans.
È uno dei più longevi d’Italia le associazioni sono ormai in piazza da anni, ma i conflitti non accennano a fermarsi
Liveblogging Witkoff: «Chiamata con Kiev, Londra, Berlino e Parigi su nuovi passi per un accordo». Mosca: la residenza di Putin attaccata da droni Ucraini. Zelensky: «Informazioni false».
A CURA DELLA REDAZIONEVideo Paolo Mattei, del WFP (World food program), insieme ai suoi colleghi, è riuscito ad abbandonare pochi istanti dopo l'inizio del sisma, gli uffici delle Nazioni Unite a Naypyidaw, la capitale del Myanmar. Le immagini che ha girato sono quelle delle abitazioni di due sue colleghe a poche centinaia di metri dal luogo in cui lavora.
Aperta una indagine. Gli stranieri sono subsahariani
L’esule russo, autore del libro La fine del regime: “Il leader del Cremlino è un dittatore, viola la Costituzione. Il diritto internazionale non è morto: Lavrov lo evoca per giustificare la guerra di aggressione”
Minacce e tensioni dopo una notte di combattimenti al confine tra i due Paesi
Merz: «Il regime ha i giorni contati»
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