L’ira italiana su Crans: “Troppi buchi nell’inchiesta”. Berna: evitate ingerenze
Tajani richiama l’ambasciatore: «Il titolare aveva già pensato di fuggire». Il presidente elvetico: «Bisogna rispettare la separazione dei poteri»
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Umberto Marcucci è il papà di un sedicenne ricoverato al Niguarda: “Il mio Manfredi è vivo anche grazie a sua sorella. Ci sono state decine di azioni di eroismo quella notte da parte di questi ragazzi”
Il bilancio è di 40 morti e oltre cento feriti, 80 dei quali in “condizioni critiche” per le autorità. Tutti i parenti sperano che i loro cari siano tra i giovani ricoverati ma non ancora identificati
Video “Mio figlio è vivo. È questa la cosa importante”. Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei sedicenni ricoverati al Niguarda dopo essere rimasto ferito la notte di capodanno a Crans-Montana, è in ospedale per assistere il figlio in coma farmacologico. "Sta male, ma è vivo, ed è la cosa più importante. Ha ustioni sul 30–40 per cento del corpo, soprattutto sulle braccia, sulla schiena e sui capelli: è stato colpito dalle fiamme mentre scappava dal locale" spiega l'uomo, che ha accompagnato personalmente il figlio all'ospedale di Sion e ricorda le scene drammatiche viste fuori dal locale andato a fuoco: "C’erano feriti irriconoscibili, ve lo assicuro. Ho visto tantissime persone per terra: dai bar hanno portato cuscini, coperte, lenzuola per cercare di proteggerli come potevano, perché faceva molto freddo". A cura di Miriam Romano
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