Il giornalismo non è terrorismo: Anas Al Sharif sapeva di essere nel mirino d’Israele
La volontà è demolire le prove a Gaza e punire i palestinesi
RULA JEBREALLa volontà è demolire le prove a Gaza e punire i palestinesi
RULA JEBREALVideo Il giornalista di Al Jazeera Anas al-Sharif è stato ucciso insieme ad altri quattro colleghi in un attacco mirato israeliano contro una tenda che ospitava giornalisti a Gaza City. Nelle immagini il corpo del giornalista viene portato nell’ospedale. Anche il padre di Al Sharif, decano dei giornalisti palestinesi, era morto lo scorso anno in un attacco e il figlio aveva deciso di continuare. Sette persone in tutto sono rimaste uccise nell'attacco alla tenda situata fuori dal cancello principale dell'ospedale al-Shifa di Gaza City, avvenuto domenica sera. Tra loro, il corrispondente di Al Jazeera Mohammed Qreiqeh e i cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. Secondo il governo israeliano e l’Idf Al Sharif era controllato da Hamas. L’emittente del Qatar nega decisamente il collegamento tra il gruppo terrorista e il giornalista e condanna l’uccisione dei suoi giornalisti e operatori.
Il premio Pulitzer Abu Toha scrive un messaggio per il reporter: «Siamo stati testimoni». L’emittente satellitare: «I giornalisti uccisi erano le ultime voci rimaste nella Striscia. L’assassinio è un tentativo di zittirci». Annunziata: «Netanyahu dimostri che al-Sharif era di Hamas»
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