Idris, l'ultimo saluto sulle note di Bob Marley: applausi e lacrime per la prima icona afro-italiana

Video "Mi chiamava spilungone e mi faceva tanto piacere. Ho provato a portarlo in Sicilia per le vacanze ma mi ha detto che non si sentiva. Perdo un amico, un fratello". Alessandro "Spillo" Altobelli è uno dei primi ad arrivare di fronte al cimitero di Bedizzole, in provincia di Brescia, per il funerale di Idris Sanneh, volto simbolo della trasmissione Quelli che il calcio negli anni Novanta e giornalista d'origine gambiana. Tanti connazionali, tanti africani, la moglie Mimma in lacrime e le figlie. Con loro Marino Bartoletti, amico e collega: "Mi chiedeva se ogni tanto esagerava con la sua esuberanza. Sì, ma era facile perdonarlo. Ma è questa (la sua dipartita ndr) che non gli perdono". Bandiere e magliette della Juventus riempiono il giardino del cimitero, mentre vengono recitate preghiere in arabo e letture del corano. "Per noi è stata un'icona che ha rappresentato tutto - racconta Niane Ibrahima segretario generale della Fillea Cgil di brescia e amico di Idris - sia culturalmente che politicamente. Un esempio per la nostra comunità in Italia". La cerimonia si è conclusa, per volontà della figlia Francesca Hadija, sulle note di No woman no cry di Bob Marley, brano tra i più apprezzati da Idris. Di Andrea Lattanzi

Idris, il saluto antirazzista della figlia Francesca: "Era un figo, un uomo politico, un comunista"

Video "Mio papà culla le parole, le accompagna dolcemente fino a che non sono pronte per uscire dalla sua bocca. E cullando le parole, tutto ciò che ha detto lo ha sempre pensato". Inizia così l'ultimo, toccante, saluto di Francesca Hadija, una delle figlie di Idris Sanneh, al funerale del padre. Un discorso travolgente, che ha abbracciato la vita del giornalista dalla sua quotidianità familiare alle sue più intime convinzioni umane e politiche. "Mio papà, essendo un gran figo, è riuscito - ha detto in un passaggio, commossa - a piegare le regole di istituzioni tanto materiali quanto invisibili. Mio papà, uomo nero, parlava dialetto bresciano e diceva 'inshallah'. Mio papà è stato talmente intelligente da entrare nelle case dei più razzisti di questo Paese, c'era, cazzo", ha poi proseguito cambiando tono. "Era un uomo aulico e popolare - si è avviata alla conclusione - era comunista, era un uomo politico e tutto ciò che ha fatto in vita è stato politico. Era un uomo di giustizia". Al termine del discorso la giovane ha intonato la canzone 'No woman no cry', la preferita di Idris. Di Andrea Lattanzi