Ivrea, centodieci cavalli alla benedizione di Sant'Antonio Abate

Video Centodieci cavalli alla benedizione di Sant'Antonio Abate a San Lorenzo, a Ivrea. Attacchi singoli, pariglie, tiri a quattro e qualche esemplare a sella. E poi automezzi e tante tante vespe. Così domenica mattina, a San Lorenzo, a Ivrea, si è celebrata la festa di Sant'Antonio Abate, promossa da un comitato che affonda le sue radici all'inizio del Novecento. A impartire la benedizione è stato il vescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato. Presente, al passaggio degli animali, anche il sindaco Matteo Chiantore  oltre al Generale 2024  dello Storico carnevale di Ivrea Alberto Bossino e alla Violetta 2023 Elena Bergamini.  Dopo la benedizione, è stata celebrata la messa alla presenza dei priori di Sant'Antonio Maurizio Perinetti e Pierluigi Percivalle e i vice Luca Bocca ed Alex Vallino (servizio di Massimo Sardo)

Napoli, l'auto dipinta di azzurro con il tettuccio tricolore e firme eccellenti sulla carrozzeria. "È del popolo, come il nostro scudetto"

Video "La macchina l'abbiamo preparata a ottobre, sentivamo che nell'aria c'era qualcosa di particolare. Ma lo scudetto col numero 3 lo abbiamo messo solo dopo la partita con la Juve". Andrea è un abitante del quartiere Borgo Sant'Antonio Abate, a Napoli. Qui, come nel resto della città, fervono i preparativi per la grande festa dello scudetto. Tra un Vesuvio in miniatura pronto a eruttare e una cappella in onore di Diego Armando Maradona, nel rione e sui social ha avuto discreto successo una vecchia Citroen C3, che il quartiere ha deciso di dipingere totalmente d'azzurro.
Fotografata da passanti e appassionati, l'auto è diventata un piccolo oggetto di culto; fra le tante firme sulla carrozzeria, quelle di Salvatore Bagni e Bruno Giordano, calciatori del Napoli che vinse lo scudetto nel 1986-87.
"La macchina è senza assicurazione e quindi - dice Andrea - resterà qui durante la festa". "Una mano di vernice l'ho data io, una mio nipote e così via, il quartiere l'ha dipinta tutto assieme. Questa è un'auto del popolo, come il nostro scudetto", conclude Andrea.
Di Andrea Lattanzi