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STRAMBINO Quattro lupi a poche centinaia di metri dalle case, lungo la Dora Baltea, hanno riacceso proprio in questi giorni il dibattito sulla presenza del "grande predatore" in Canavese. Un avvistamento ravvicinato, nato dallo sguardo di un residente e diventato in poche ore argomento di conversazione sul web e nei gruppi social della zona. L'incontro risale al 21 febbraio, nelle campagne di Strambino, in un'area agricola a circa duecento metri dal fiume. Quattro sagome in fila, lungo un tratto a ridosso dei campi, poi il passo rapido verso la vegetazione. Una scena durata pochi istanti, abbastanza però per spingere il testimone a raccontare quanto visto e a far circolare la notizia sulle bacheche online. E allora la domanda ritorna sempre: dobbiamo avere paura del lupo? «Il lupo non è né buono né cattivo», spiegano ancora da Città metropolitana di Torino. «È un animale selvatico e va trattato come tale: con rispetto, lasciandogli i suoi spazi ed evitando comportamenti che lo mettano in difficoltà, esattamente come faremmo con un cinghiale o con un capriolo». Le orme nel fango della Paraj Auta, allora, diventano il simbolo concreto di una convivenza da imparare. Tracce fresche a pochi passi dai parcheggi e dai carrelli della spesa, ci ricordano come il lupo, anche in Canavese, sia tornato a camminare negli spazi urbanizzati che un tempo non avremmo mai immaginato, e quanto dipenda «da noi ora far sì che resti un vicino discreto, non un capro espiatorio». In questo senso l'attività dell'ente metropolitano passa anche dalla gestione dei casi di lupi feriti o morti, in particolare lungo le strade. Dal 2001 a oggi, in provincia di Torino sono stati raccolti circa duecento lupi morti, «la maggior parte investiti dalle auto», con una quota minore vittima di bracconaggio o avvelenamenti. In caso di ritrovamento di un lupo investito sul ciglio della strada, si può chiamare il 112 o i carabinieri forestali; se è ferito, la cosa migliore è contattare direttamente il Centro animali non convenzionali di Grugliasco. Vale sempre la stessa regola: non toccare mai gli animali selvatici a mani nude, per il rischio di parassiti e malattie. «Vale per un lupo, per un capriolo, ma anche per un airone o qualsiasi altro selvatico che troviamo in difficoltà». --