I respingimenti messi in atto dalla Francia al confine violano la normativa europea. La Corte di Giustizia dell'Ue entra così nel dibattito sui migranti fornendo, di fatto, una sponda alle proteste dell'Italia di fronte all'annunciata chiusura di Parigi sull'arrivo di chi è approdato a Lampedusa negli ultimi giorni. «La direttiva Ue sui rimpatri va sempre applicata, anche nel caso di controlli ai confini interni», hanno spiegato i giudici di Lussemburgo pronunciandosi su un ricorso fatto da un gruppo di associazioni. E, hanno puntualizzato, la direttiva non prevede l'allontanamento forzato, «se non in ultima istanza».
La sentenza della Corte è arrivata proprio mentre, Oltralpe, il ministro dell'Interno Gerald Darmanin confermava la linea di Parigi sulla nuova ondata di flussi. «Siamo ovviamente d'accordo a prendere la nostra parte del fardello, a condizione che le persone coinvolte abbiano diritto allo status di rifugiato», ha spiegato il ministro spendendo parole al miele per la premier Giorgia Meloni. «Ormai l'Italia, e bisogna rallegrarsene, non gioca più il gioco del nazionalismo ma il gioco europeo. E la soluzione è europea», ha osservato. Una soluzione europea, invero, negli ultimi giorni l'hanno chiesta con forza quasi tutti. Il problema è trovarla in un contesto in cui perdura lo stallo sul nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo, mentre stenta a decollare il memorandum d'intesa con la Tunisia. Sul primo dossier a pesare sull'impasse è la contrarietà di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Germania alle misure pensate per la redistribuzione. —