Venti architetti da tutta Italia costruiscono il "Fuoricentro"

Andrea Scutellà / ivrea

L'idea è quella di «una zona in cui le persone abbiano voglia di aspettare l'autobus, non solo di prenderlo e andare via il prima possibile». Non ci sono parole migliori di quelle di Enrica Perotti, architetta di Kiez agency che ha coordinato il laboratorio di auto costruzione della nuova area relax esterna al Movicentro, promosso dalla cooperativa Zac attraverso una raccolta fondi.

Con il progetto #Fuoricentro, che appunto vuole indicare l'area esterna al Movicentro, lo Zac ha iniziato a ripensare l'area esterna alla stazione. Teatro di episodi spesso poco edificanti, che spaziano dal degrado urbano alla micro criminalità. E allora i membri della cooperativa, che avrebbero potuto occuparsi esclusivamente delle proprie attività, hanno invece iniziato a ragionare su come avrebbero potuto migliorare quella situazione. In un momento, tra l'altro, in cui la delicata situazione burocratica tra il Comune e Rfi li poneva nella condizione di occupanti dell'area, pur dopo aver vinto un bando ed essersi assicurati quei locali. Forse è il sindaco Matteo Chiantore, durante l'inaugurazione dell'area relax avvenuta domenica, allora, a centrare meglio di tutti la questione: «Questo spazio - spiega il primo cittadino - sembrava destinato al degrado e all'abbandono solo fino a qualche anno fa. Io ringrazio la cooperativa Zac perché in tutto quello che fanno, non solo non vengono mai a chiedere qualcosa, ma portano delle soluzioni».

Soluzioni pratiche, appunto, come costruire delle panchine invece che lamentare la loro assenza. E allo stesso tempo che portano bellezza e movimento di idee all'interno della città: sono una ventina gli architetti e gli studenti di architettura provenienti da tutta Italia che hanno lavorato alla costruzione dell'area relax. «Le abbiamo ancorate a terra per una questione di sicurezza - spiega ancora Perotti -, ma comunque si possono reimpostare anno per anno in base alle esigenze. Inizialmente pensiamo di tenerle in primavera-estate e magari ritirarle all'interno d'inverno».

Certo, anche stavolta c'è stato il brivido: alle 18, ora prevista per l'inaugurazione, i lavori non erano finiti. Il sindaco e la vice, Patrizia Dal Santo, aspettavano pazienti. Alla fine il ritardo si è concretizzato in venti minuti, nulla più. L'area relax è comprensiva di pannelli installati che spiegano le tappe di #Fuoricentro, un progetto di rigenerazione urbana che ha già comportato l'installazione del tavolo da Ping pong. «Lo Zac dimostra - spiega Dal Santo - che le città possono diventare più accoglienti».

Si commuove la presidente della cooperativa, Lucia Panzieri. Segno che il progetto era molto sentito. «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario - dice - e siamo stati selezionati tra i migliori progetti in Piemonte. Questo è la prova che ci siamo e siamo ancora vivi».

Dietro #Fuoricentro c'è un'idea dell'architettura a servizio della rigenerazione urbana, di un modo concreto di cambiare le cose con le proprie mani. «Noi crediamo - spiega Perotti - non solo nell'architettura, ma nelle persone che la vivono». E allora non r esta che aspettare che i primi pendolari si siedano nel Fuoricentro.

Andrea Scutellà