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Uccisa e data in pasto ai maiali, con i resti triturati da un trattore cingolato. Un omicidio «efferato e straziante», secondo la definizione del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, compiuto per impedire ad una donna, Maria Chindamo, di cui si erano perse le tracce dal maggio del 2016, di vivere la propria libertà. È il quadro che affiora dall'operazione Maestrale-Carthago, condotta dai carabinieri di Vibo Valentia e del Ros, con il coordinamento della Dda. L'attività ha riguardato le cosche di'ndrangheta di Mileto e Zungri e ha portato all'esecuzione di 84 misure cautelari, 29 delle quali in carcere. Non avrebbe dovuto permettersi il lusso di rifarsi una vita Maria Chindamo. E invece lei, 44 anni, madre di tre figli e vedova dopo che il marito, Vincenzo Puntoriero, si era suicidato un anno prima per non avere retto alla loro separazione, doveva essere punita. Da donna emancipata si era anche rimessa a studiare all'università e intendeva ricostruirsi una vita anche come imprenditrice agricola. «Non le hanno perdonato la sua libertà e la gestione dei terreni avuti in eredità - ha detto il procuratore Gratteri - e su cui gravavano gli appetiti di una famiglia di'ndrangheta. Ed anche il suo nuovo amore». E così, tre giorni dopo avere postato sui social la foto con il nuovo compagno, Maria Chindamo è stata fatta sparire. «Non si poteva permettere il lusso di rifarsi una vita - ha aggiunto Gratteri - di gestire in modo imprenditoriale quel terreno e di poter curare e fare crescere i figli in modo libero e uscendo dalla mentalità mafiosa». Chi non si è mai arreso è stato il fratello di Maria, Vincenzo Chindamo. «Finalmente - ha detto - l'aria ha il profumo della giustizia. Non ho mai smesso di credere nell'operato della magistratura, anche quando ci poteva essere qualche momento di sconforto. E quanto è emerso premia quella perseveranza». In carcere è finito Salvatore Ascone, accusato di concorso nell'omicidio dell'imprenditrice, sua vicina di proprietà. L'inchiesta, oltre a fare emergere l'interesse di una cosca di'ndrangheta del Vibonese per il terreno di cui l'imprenditrice aveva acquisito la proprietà dopo la morte del marito, ha fatto luce anche su altri omicidi, sul sistema che le cosche di Mileto e Zungri avevano instaurato in materia di estorsioni ad aziende ed operatori turistici e sui legami con politica e pubblica amministrazione. --