Senza Titolo
Il patto è molto chiaro: decine di migliaia di detenuti vengono reclutati dalla Wagner per combattere per sei mesi in Ucraina in cambio di una riduzione della pena. E se sopravvivono, sono autorizzati a tornare alla vita normale, senza scontare il resto della condanna. Un accordo che fa tremare le donne russe perché tra coloro che sono stati liberati ci sono molti che hanno commesso omicidi e violenze proprio contro le donne.Dal momento che le autorità di Mosca non sono particolarmente severe con questo tipo di reati, anche nei casi in cui i colpevoli abbiano ricevuto pene detentive, le vittime e le famiglie vivono nella paura di vedere tornare a casa i carnefici prima del previsto.Il Guardian riporta il timore di molte donne raccontando, con tanto di foto, l'omicidio del 2020 di Vera Pekhteleva. Un omicidio così raccapricciante che perfino in un Paese come la Russia, dove la violenza contro le donne passa spesso sotto traccia, c'è stata grande indignazione. Vladislav Kanyus ha passato ore a torturare Pekhteleva prima di ucciderla: al processo è emerso che le ferite sul corpo della vittima erano 111. La scorsa estate, un tribunale in Siberia lo ha condannato a 17 anni di carcere. Ma a metà maggio, la madre di Pekhteleva ha ricevuto due fotografie da un account anonimo su WhatsApp. Mostravano un uomo in divisa militare ed erano accompagnate da un messaggio: «Kanyus è libero e combatte in Ucraina». Quando i Pekhtelev hanno presentato una richiesta ufficiale alle autorità carcerarie per localizzare Kanyus, è stato detto loro che era stato trasferito al servizio carcerario della regione di Rostov ed era scomparso. Secondo gli attivisti questo è lo stratagemma che viene usato per i carcerati reclutati per combattere. Il caso di Kanyus non è l'unico. Vyacheslav Samoilov, di una piccola città nel nord della Russia, ha ucciso Olga Shlyamina, 33 anni, nel marzo 2021 e in seguito ha smembrato e nascosto il corpo. È stato incarcerato per 9 anni e sette mesi nell'aprile 2022, ma ora è libero dopo aver combattuto per tre mesi in Ucraina. Tra i reclutati ci sono anche coloro che sono stati condannati per stupro e altri abusi, le cui vittime sono ancora vive e ora sono di nuovo a rischio. --