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Andrea Scutellà / quincinetto«Stabile sottoposto a sequestro penale. Vietato l'accesso». Il mistero della morte di Stefano Motta Frè, 45enne di Quincinetto, è tutto in quel cartello in località Ghiaro, dietro il campo sportivo del Quincitava. Perché sono ancora nelle disponibilità dell'autorità giudiziaria i terreni della famiglia Motta Frè, dove l'imprenditore agricolo lavorava, un mese fa, quando è caduto senza vita nella Dora? C'è una sola risposta possibile: la causa della morte non è accidentale, come si credeva in un primo momento. Dalla procura di Ivrea non trapela nulla, i magistrati mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda. Quello che si sa con certezza è soltanto che il fascicolo è ancora aperto ed è affidato ai pm Daniele Piergianni e Ludovico Bosso. In paese, questo, non è più un segreto: sono state interrogate decine di persone, setacciate le telecamere della zona, presenti anche nei terreni agricoli in questione. Pare che a insospettire gli inquirenti siano stati già i primi riscontri dell'autopsia virtuale, in cui il medico legale ha notato lesioni alla testa non compatibili con una caduta nel fiume. Sospetti suffragati, poi, dal riscontro dell'autopsia vera e propria. Visti gli esami approfonditi sul corpo, i funerali di Motta Frè si sono celebrati nella chiesa parrocchiale di Quincinetto solo il 3 agosto. Ora si continua a cercare un oggetto trasformato in arma, uno strumento di morte compatibile con quelle lesioni che qualcuno potrebbe aver inferto o che Motta Frè avrebbe potuto essersi inferto da solo. Perché esclusa la morte accidentale restano due ipotesi: l'omicidio o il suicidio. Ed è a questo che si riducono le possibilità. Quel è che più complicato, oggi, per gli investigatori, è andare a caccia di indizi materiali. Sembra più facile che la pista giusta arrivi da quelli "immateriali": le videoregistrazioni, una voce, una parola, una pista. Certo è che in paese oggi si parla tanto. E non mancano le ricostruzioni, anche molto fantasiose, dell'accaduto. Motta Frè è stato trovato intorno alle 13 del 19 luglio, da suo padre, che ha lanciato l'allarme. Il figlio, infatti, non era rientrato per il pranzo e non rispondeva al cellulare che portava sempre con sé. Il suo corpo è stato rinvenuto dai Vigili del fuoco di Ivrea - la squadra era guidata da Massimo Viglierco, che quel giorno è stato vittima di un tragico incidente a Castellamonte - sul greto della Dora Baltea, in mezzo metro d'acqua, a circa 300 metri dal punto in cui aveva lasciato la sua Ape Piaggio. Si era recato sul posto la mattina presto per un sopralluogo legato all'irrigazione dei campi. Quando è stato trovato, gli attrezzi di lavoro erano ancora sul mezzo. Inizialmente il caso è stato trattato come un incidente sul lavoro. A fianco agli investigatori dei carabinieri della compagnia di Ivrea, infatti, c'erano gli ispettori dello Spresal dell'Asl/To4. La prima ipotesi era appunto che l'uomo fosse scivolato mentre scendeva verso il fiume e avrebbe battuto la testa. Si parlava di "malore improvviso". Stefano Motta Frè era un imprenditore molto apprezzato, titolare dell'azienda agricola Molino Motta Frè che portava avanti con il papà e il fratello. In particolare lui si occupava della lavorazione del mais e del grano per la produzione di farine speciali e delle celebri miasse. Era stato il primo a farle conoscere, partecipando alle fiere: l'ultima volta era stato a San Savino. --