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il casoUgo Magri / ROMALa Costituzione non lascia dubbi, alle spese pubbliche ciascuno è chiamato a concorrere sulla base delle proprie possibilità. In altri termini, pagare le tasse è dovere di tutti incominciando dai più ricchi: concetto che Sergio Mattarella ripete spesso, sul presupposto che senza i contribuenti onesti lo Stato andrebbe a rotoli, e non ci sarebbero più i soldi per finanziare la scuola, la sanità, gli stipendi o le pensioni, principi basilari insomma, quasi l'abc della Repubblica, il «contratto sociale» che ne sta alla base. In altri momenti le sue parole, rivolte ai vertici della Guardia di Finanza che il presidente ha ricevuto al Colle per festeggiare i 249 anni del loro Corpo, sarebbero suonate perfino ovvie, quasi rituali; ma stavolta è diverso, perché tanto sul fisco quanto sulla lotta all'evasione il governo ha lanciato ultimamente segnali che rendono i suoi richiami molto meno scontati.Prima Giorgia Meloni, una decina di giorni fa, s'era spinta a sostenere che l'evasione va cercata dove c'è davvero e non andando a chiedere il «pizzo di Stato» ai piccoli commercianti; poi l'altro ieri il ministro Guardasigilli ha denunciato la «schizofrenia» del fisco, che trascina sul banco degli imputati perfino gli imprenditori e i commercianti più scrupolosi: due uscite molto discusse in cui qualche incallito evasore potrebbe cercare una legittimazione ai propri comportamenti. Il discorso di Mattarella è risuonato dunque in questo contesto di polemiche, per certi versi politicamente inedito. E sebbene risulti che come sempre il testo fosse stato preparato in anticipo (questo spiegano al Quirinale), certamente prima dell'uscita di Carlo Nordio, dunque senza riferimenti diretti o indiretti alle iniziative del governo in materia di politica tributaria, compresa l'intenzione anticipata dal ministro di semplificare leggi e verifiche fiscali, l'accento del presidente senza dubbio cade sul dettato costituzionale, sull'importanza che l'articolo 53 della Carta venga attuato come si deve, sul ruolo benemerito delle istituzioni che si sforzano di farlo rispettare. A cominciare dalla Guardia di Finanza, appunto.Rivolto al neo comandante generale Andrea De Gennaro, Mattarella l'ha definita «presidio sicuro di legalità», «garante fedele della nostra sicurezza economica e finanziaria». Non soltanto le Fiamme Gialle contrastano «l'evasione e l'erosione fiscale», ha fatto notare il capo dello Stato, prevenendo e reprimendo gli illeciti penali (su cui Nordio ha manifestato dubbi); ma la Guardia di Finanza si segnala anche per la caccia ai flussi di capitali illeciti frutto del malaffare su cui prosperano le organizzazioni criminali; va lodata, secondo Mattarella, per «l'azione di controllo sull'utilizzo del pubblico denaro», nonché «sul corretto impiego dei fondi nazionali e comunitari» (terreno su cui la vigilanza non sembra mai troppa, specie se si tratta di Pnrr: l'Europa ci tiene d'occhio).Ma il nodo vero su cui ieri Mattarella si è soffermato nel suo discorso riguarda «la giustizia fiscale tra i cittadini». Ciascuno, sostiene, è tenuto a «fornire il proprio apporto alla collettività», non c'è scusa che tenga. Il welfare va finanziato in maniera equa, altrimenti saranno sempre i soliti a farsene carico. Tre anni fa, incontrando una scolaresca, il presidente Mattarella aveva definito senza mezzi termini «indecente» il livello di evasione che purtroppo si registra nel nostro Paese. E nell'ultimo messaggio televisivo di fine anno agli italiani, lo scorso dicembre, il presidente era stato ancora più categorico. La Repubblica, aveva detto, «è di chi paga le tasse», dei contribuenti perbene, non dei furbi che trovano mille scappatoie per sottrarsi. Adesso, nei palazzi che contano, c'è perfino chi offre loro scuse e giustificazioni. --© RIPRODUZIONE RISERVATA