I primi tre difficili mesi della segretaria dem
Ieri sera la piazza, nella sua Bologna, alla "Repubblica delle idee"; dopodomani, lunedì, il confronto con la direzione del Pd. La prima dopo l'infelice parentesi delle amministrative, la prima di confronto a tre mesi dai gazebo che le hanno consegnato la leadership. Elly Schlein sa che non sarà un appuntamento facile: parleranno tutti i big, i capi corrente, gli amici e gli avversari. Le perplessità sono tante.Non sarà un processo, impensabile una giubilazione, come pure è stato sussurrato e scritto alla vigilia, ma si faranno sentire i tentativi di ingabbiarla, condizionarla, frenarla. Comunque, di spingerla a chiarire idee e progetti. Finora, infatti, le domande senza risposta sono ancora molte, e preoccupano. Nell' "agenda Schlein", è l'accusa, non sono ancora state riempite le caselle di lavoro, economia, giustizia, sicurezza... Perfino chi l'ha sponsorizzata - è il caso dell'ex segretario Nicola Zingaretti - lamenta ora l'assenza di una «proposta di governo».Ma altrettanta preoccupazione serpeggia al Nazareno riguardo al modello di partito che ha in testa Schlein. In fondo sono le conseguenze delle "doppie primarie" che hanno eletto prima un segretario degli iscritti, Stefano Bonaccini, e poi una segretaria degli elettori e simpatizzanti, Schlein. Da allora molti si chiedono se la giovane Elly, che fino a pochi mesi fa non aveva nemmeno la tessera del Pd, pensi al partito così come lo disegna la Costituzione o si ispiri piuttosto a Occupy Pd, il movimento spontaneo di cui lei è stata portabandiera, nato dieci anni fa dopo la bocciatura di Prodi al Quirinale e la decisione del Pd di partecipare con Berlusconi al governo di Mario Monti.Preoccupazioni esaltate dalle sue prime prese di posizione. Significativo il caso Roccella dove ha prevalso in Schlein l'esigenza di difendere il dissenso, non la ministra cui è stato impedito di parlare. E clamorosa la rimozione di De Luca jr. da capogruppo del Pd alla Camera in favore di un parlamentare che viene dalle file di Sant'Egidio, Paolo Ciani, che ha debuttato rifiutando di iscriversi al partito che rappresenta a Montecitorio e dicendosi contrario all'invio di armi all'Ucraina. Sembrerebbero segnali di attenzione a quella parte della sinistra movimentista (caso Roccella), pacifista e cattolica (caso Ciani) che da tempo si rifugia nell'astensionismo. Se questo è l'obiettivo, Schlein sembra pronta a tutto pur di raggiungerlo. Anche a rompere con alcuni capibastone che certo condizionano la gestione del Pd, ma che presidiano importanti avamposti di regione: dopo lo "sgarro" al figlio e a se stesso (niente terzo mandato), De Luca padre minaccia di farsi una lista sua per le prossime regionali in Campania; e Michele Emiliano, che ambisce a candidarsi per la terza volta a presidente della Puglia, progetto a rischio dopo il precedente di De Luca, certo non se ne starà zitto e buono. Insomma, per vedere se la strategia Schlein funziona bisognerà aspettare le europee (2024) e poi le regionali (2025), ma già da lunedì sapremo se fino ad allora reggerà il timone da sola o sottobraccio a un commissario... --© RIPRODUZIONE RISERVATA