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IVREA È sicuramente uno dei numeri più emblematici quello del 15 giugno 1945, che siglò il ritorno nelle edicole della Sentinella del Canavese dopo quasi vent'anni di chiusura forzata. Era infatti l'ottobre 1926 - direttore Alessandro Riva, genero del fondatore Oreste Garda - quando il giornale, per i suoi ideali di libertà, fu censurato dal fascismo e dovette cessare la pubblicazione, in quanto il regime vi aveva ravvisato un pericoloso nemico per la sua propaganda.Riva morì nel 1942 e solo il 15 giugno 1945, i figli Ugo (1921-1969) e Oreste (1928-2021), succedutigli giovanissimi alla direzione e ottenuto il nulla osta dal Governo Alleato, riuscirono a riportarlo nelle edicole. Così, in prima pagina, fu riassunta la storia del giornale: «Questo foglio fu fondato dal Commendator Oreste Garda nel 1893, col titolo di "Albo della Pubblicità" e con carattere esclusivamente reclamistico. Mutò in seguito e si fece giornale di informazione locale. Nel febbraio 1894 mutò il titolo con quello attuale, e da allora conservò sempre un carattere di fierezza e di lealtà sotto la cura dell'avvocato Giovanni Gambone. Visse sino al 1926 finché il fascismo si adontò per la sua sincerità e le sue chiare parole in difesa dei princìpi liberali e con un atto di solita prepotenza lo soppresse. Rivive oggi con nostra gioia e con gioia di tutti i vecchi lettori dai quali speriamo aiuti di collaborazione e di consigli». La rinascita fu celebrata anche graficamente «Nel primo numero di questo giornale - fu spiegato, in quello successivo, uscito il 22 giugno - è stato nostro desiderio ricordare la vecchia testata con l'annunciatrice alata e la tromba, in ricordo della lunga vita dal foglio e in omaggio al suo fondatore. Da oggi torniamo alla testata delle torri di Arduino, simbolo della fierezza e dell'antica gloria di Ivrea, e segno sotto il quale si sono svolti gli anni più battaglieri del giornale, dal 1918 al 1926». «Nostro nonno Alessandro Riva - spiega il nipote omonimo, Alessandro Riva jr - fu direttore del giornale dal 1923 al 1926. Morì nel 1942 è non poté vedere la caduta del fascismo e la rinascita del giornale fondato dal suocero. Nell'archivio di famiglia, conserviamo un documento, datato 3 marzo 1931, che certo non fa onore a chi lo inviò, rappresentando un voler infierire ulteriormente su di lui, a quattro anni dalla chiusura della Sentinella. Questo il testo: "Sono spiacente doverLe comunicare che il Comitato Governativo per la tenuta dell'Albo professionale dei Giornalisti, in sua seduta del 2 corrente, L'ha cancellata dall'Albo dei Pubblicisti perché la Sua attività come pubblicista è cessata in seguito alla sospensione del giornale La Sentinella del Canavese che aveva determinato l'iscrizione. Saluti fascisti". Firmato: il presidente del Comitato Eugenio Bertuetti». «Nel 2020, - continua Alessandro Riva - il consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Piemonte, all'epoca presieduto da Alberto Sinigaglia, reintegrò simbolicamente tra gli iscritti una ventina di giornalisti piemontesi, tra professionisti e pubblicisti, che ne erano stati radiati, nel febbraio del 1940, in seguito all'applicazione delle leggi razziali. Tra questi era anche Adriano Olivetti, allora direttore della rivista Tecnica ed Organizzazione. Mi piacerebbe che anche mio nonno, potesse ricevere, alla memoria, identico risarcimento morale, tornando a essere simbolicamente iscritto all'Albo. Lo stesso vale per altri che, eventualmente, fossero stati nella sua stessa posizione: sarebbe un gesto riparatorio, ancorché tardivo, e molto significativo». --Franco Farnè