Doccia fredda alla Arihant Licenziati tutti gli 85 dipendenti
VOLPIANO Non sono serviti i tentativi portati avanti dalle organizzazioni sindacali, dall'assessorato al lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, e dal sindaco di Volpiano Giovanni Panichelli, alla ricerca di una soluzione che potesse evitare la chiusura della Arihant, azienda di Volpiano, che fa parte del gruppo tedesco Karcher, leader mondiale delle idropulitrici. Una lettera del curatore fallimentare sancisce la fine di una lunga parabola discendente: tutti gli 85 lavoratori sono stati licenziati. La proprietà, all'inizio dello scorso maggio, aveva annunciato a sorpresa, la messa in liquidazione, dopo che l'azienda era stata sfrattata dal capannone di via Pisa per morosità, vanificando i sacrifici fatti dai lavoratori negli ultimi anni, caratterizzati da continui passaggi di proprietà: da Cem a Cov, a Manifattura Volpiano fino ad Arihant, in mano ad un imprenditore di origine indiana. Lo scorso gennaio gli addetti avevano accettato il contratto di solidarietà fino alla fine del 2023 nella speranza di veder ripartire l'azienda con un nuovo progetto. Invece poche righe firmate dal curatore fallimentare hanno chiuso da ieri, giovedì 8 giugno, la storia industriale della fabbrica. I lavoratori, molti dei quali ancora lontani dalla pensione, ora sono senza un lavoro e senza stipendio. «Purtroppo i licenziamenti, erano il rischio più concreto. Ora la cosa importante è riuscire a velocizzare tutte le procedure di accesso alla Naspi affinché gli addetti non rimangano senza reddito. Intanto l' assessore regionale Elena Chiorino, che ho incontrato più volte , sta approntando un progetto per cercare di ricollocarli nel mercato del lavoro, dopo un corso di formazione». Ed a nulla erano servite le proteste dei lavoratori, che, avuta la notizia del fallimento, si erano organizzati in un presidio permanente davanti i cancelli della fabbrica sostenuti dalla Fiom e dalla Uilm. «La Arihant è storicamente legata al gruppo tedesco Karcker, ed era entrata in una crisi che sembrava irreversibile nell'esatto momento in cui erano giunti a termine i contratti in essere con questo gruppo», ricorda Francesco Messano della segreteria Uilm di Torino ed aggiunge: «con la messa in liquidazione i lavoratori perdono anche tutti i benefici del contratto di solidarietà». Nelle mani hanno solo la lettera che porta la firma del curatore fallimentare Giampiero Nebbiolo: «Stante la cessazione dell'attività e l'impossibilità di ricollocare i lavoratori, mi vedo costretto a comunicare il recesso dal rapporto di lavoro a partire dall'8 giugno». La domanda di indennità Naspi va presentata entro 68 giorni dalla data di comunicazione del licenziamento. --lydia massia