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ferrara «Non si tratta di insensibilità, ma il concerto è strutturato in modo da non lasciar spazio ad altro che non sia la musica». Così aveva annunciato l'organizzatore del tour italiano di Bruce Springsteen e la sua E Street Band, e così è stato a Ferrara nel concerto delle polemiche. Chi si aspettava che il cantautore degli ultimi, il "working class hero" che ce l'ha fatta ed è arrivato sull'Olimpo dello show business magari qualcosa la dicesse, che mandasse un messaggio di solidarietà o che addirittura devolvesse l'incasso alla popolazione martoriata dall'alluvione, è stato deluso. Il Boss ha cantato, ma non ha detto nulla sulla tragedia che si è consumata e continua a consumarsi a pochi chilometri dal parco urbano Giorgio Bassani di Ferrara. Che è fuori dalla zona rossa, ma dove comunque servivano gli stivali per non inzupparsi di fango ai 50 mila fans venuti qui. Anche vip: tra il pubblico ci sono Roberto Baggio e Checco Zalone. In molti dai social chiedevano al Boss di cancellare il concerto. «Se si sono fermati il Gran Premio di Formula 1 di Imola e gli organizzatori bolognesi dello Zecchino d'Oro hanno deciso di cancellare l'evento, allora anche il Boss potrebbe fare un passo indietro. Il concerto va annullato, come si fa a cantare spensierati a due passi da una tragedia»? Polemiche accese che hanno varcato anche i confini nazionali, tanto che ieri dai social è intervenuto il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri: «Il concerto di Bruce Springsteen, vista l'enorme complessità, non può prevedere rinvii o annullamenti dopo aver coinvolto migliaia di lavoratori, fatto arrivare in città migliaia di turisti da ogni parte del mondo. Mi dispiace se qualcuno può aver pensato che Ferrara sia rimasta insensibile alla tragedia in Romagna solo perché non ha annullato il concerto. Da ex sindaco di Bondeno, ho vissuto il terremoto del 2012 in prima linea e non ho mai chiesto che l'Italia o la Regione fermassero campionati, eventi e produzione di aziende per solidarietà nei nostri confronti. Primo perché non risolve nulla se non creare altri danni economici a territori, lavoratori e imprese che hanno investito nell'evento, secondo perché è un livello di demagogia che non mi appartiene». Al di là della solidarietà, c'era chi sottolineava i problemi oggettivi ad arrivare a Ferrara e chi ieri sui social metteva in vendita i biglietti acquistati da mesi. C'era addirittura chi li regalava sui gruppi di fans del Boss, non senza polemica. E poi ci sono quelli che nulla li avrebbe fermati, figuriamoci il fango. Vasco Paulos e i suoi tre amici sono venuti sin dalle Azzorre: «Abbiamo letto di quello che è successo in Romagna e siamo dispiaciuti, ma che si può fare? Forse devolvere una piccola parte dell'incasso? Non saprei, ma certo disastri così lasciano il segno». Luka è venuto con la sua famiglia da Zagabria: "Abbiamo preso i biglietti con tantissimo anticipo. Abbiamo visto la situazione e ci siamo preoccupati ma queste bombe d'acqua hanno fatto danni anche da noi e non pochi. È chiaro che siamo molto toccati da quello che successo; ci ha fatto impressione Faenza, ma mi rendo conto che qui siamo meteorologicamente distanti e la giornata si è messa per il verso giusto per cui non vediamo problemi». Gianluca invece è di Ferrara: «Siamo abituati all'acqua e sapevo che quest'oggi sarebbe stato un bagno di fango ma Springsteen val bene un paio di galosce e nel mio caso due sacchetti della spazzatura a coprire le gambe sino alle ginocchia. Per il Boss si fa di tutto. Il disastro che è successo in Romagna è davvero da far accapponare la pelle, ma la vita va avanti». Claudio Trotta, l'organizzatore, mercoledì aveva annunciato che quella di ieri sarebbe stata «una giornata memorabile». Per i 50 mila a Ferrara lo è stata. La festa è iniziata alle 17 con la musica dei Fantastic Negrito seguiti da Sam Fender. «Se avessimo pensato solo al business - si difende Trotta - come hanno detto in tanti, quando siamo stati sommersi da più di 500mm d'acqua in pochi giorni avremmo attivato l'assicurazione ma avremmo impedito a 50mila persone di seguire il Boss e quest'opzione non la ritenevo giusta. È una decisione e ne sono responsabile». Scende la sera, le luci si spengono sul fango e si accendono sul palco, il Boss attacca con la potenza di "No surrender", "Ghost" "Prove it all night", "Letter to you", "The promise". Un'infornata di canzoni che dà modo a Little Steven, Nilo Lofgren e tutta la E Street di esprimersi al massimo dell'energia. Come faranno ancora il 21 maggio al Circo Massimo di Roma e il 25 luglio al Prato della Gerascia, nell'Autodromo Nazionale di Monza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA