Carceri, tre tavoli di lavoro a Ivrea «Garantire sport, lavoro e salute»
ivreaIl carcere torna al centro del dibattito pubblico, almeno per un paio di giorni, grazie alle iniziative organizzate dall'associazione Antigone e dalle Officine terzo settore di Ivrea. Dopo la conferenza allo Zac di giovedì 9 marzo, anche venerdì si rimane sul tema con ben tre tavoli di lavoro dedicati.Presenti medici, psicologi e amministratori che lavorano dentro gli istituti, ma anche volontari, attivisti, avvocati ed educatori. Un'occasione più unica che rara per fare il punto su un tema spesso rimosso dal discorso pubblico, ma la cui problematicità abbiamo potuto vedere anche a Ivrea. «Se vogliamo davvero parlare di rieducazione e reinserimento, dobbiamo scrollarci di dosso un po' di paure e puntare alla responsabilizzazione della persona detenuta - afferma Perla Allegri, dell'associazione Antigone, che parla in rappresentanza del primo tavolo - in questo senso ci siamo proposti di fare interventi di formazione a tutto il personale che entra a contatto con l'ambiente carcerario. È necessario iniziare a guardare a scuola, sport, lavoro e salute all'interno del carcere come diritti sociali da garantire. Tra questi c'è anche il diritto all'affettività: non parliamo solo della liberalizzazione dei colloqui e delle telefonate con i cari all'esterno, ma anche in termini di diritto alla sessualità. Altro punto fondamentale è la presa in carico del soggetto dal primo giorno: i suicidi ce lo dicono chiaramente, l'impatto con il carcere è devastante, c'è bisogno di un supporto psicologico e un rafforzamento di attività verso l'esterno».Presentano il secondo tavolo, focalizzato sulle misure alternative alla detenzione, l'avvocata e docente universitaria Paola Bevere e l'attivista per i diritti umani Gianluca Peciola. «Abbiamo evidenziato come l'accesso a misure alternative sia spesso precluso alle persone straniere, prive di una residenza o un domicilio idonei - spiega l'avvocata - come anche che la percentuale di recidiva sia al 17% per chi è sottoposto a misure alternative contro l'80% delle persone detenute in carcere. Cercheremo di proporre un accesso al patrocinio per la protezione speciale, che spesso il cittadino straniero non sa nemmeno di poter chiedere. Il percorso trattamentale, sia dentro che fuori, deve essere individualizzato: la pena che funziona è quella che funziona per il condannato, non contro di lui». L'ultimo tavolo tratta infine del carcere minorile, tema balzato agli onori della cronaca alcuni mesi fa a causa dell'evasione, durata pochi giorni, di sette ragazzi dall'istituto minorile Beccaria di Milano. Si sottolinea ancora l'incompatibilità del minore, soggetto della cui unicità bisognerebbe avere maggior cura, con un'istituzione totale come è il carcere, che tende più spesso ad annullare la persona che a salvarla.Oltre alle presentazioni dei singoli tavoli, sono molti gli interventi degni di nota, tra i quali quello del consigliere regionale Alberto Avetta: «Se vogliamo dare piena attuazione al principio per cui "la pena deve tendere alla rieducazione del condannato" dobbiamo fare in modo che il carcere non sia relegato ad un "altrove" impermeabile alla società. In questo senso anche le istituzioni locali possono giocare un ruolo importante. Estendere il diritto di accesso al carcere anche agli amministratori locali potrebbe essere un passo interessante verso una più solida integrazione, perché gli amministratori sono quelli più vicini ai cittadini e grazie a questo potrebbero avviare e coltivare con regolarità processi di riconoscimento del valore delle istituzioni tra i detenuti».«Occorre un cambio di passo - sottolineano Gianni Ambrosio, responsabile Cgil di Ivrea e Florindo Oliviero, dellasegreteria nazionale di Fp Cgil - servono risorse umane ed economiche. Le carenze d'organico riguardano tutte le figure professionali e condannano il sistema penitenziario al fallimento della propria missione. Serve assumere e farlo in fretta, per evitare che turni e carichi di lavoro insopportabili, sommati al naturale stress emotivo e a un'organizzazione del lavoro inadeguata, diventino terreno fertile per forme di conflitto esasperate ». --lorenzo zaccagnini