Il Dap smentisce Delmastro «Quelle notizie non erano divulgabili ad altre persone»
il casoGrazia Longo / RomaNotizie riservate. Di più, riservatissime. Al punto da essere definite «non divulgabili e non cedibili a terzi, pur non essendo secretate». In questo modo il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) ha definito le intercettazioni tra l'anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito e i boss mafiosi, tutti al 41 bis nel carcere di Sassari. Il documento del Dap è stato spedito lunedì scorso al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di Fratelli d'Italia, in risposta alla sua richiesta di informazioni sul detenuto Cospito.Ma nonostante la precisazione del Dap, nero su bianco, circa l'assoluto riserbo da mantenere in merito ai dati comunicati, Delmastro li ha riferiti al compagno di partito e amico (i due condividono anche un appartamento nella capitale) Giovanni Donzelli, vicepresidente del Copasir. Delmastro, quindi, è contravvenuto a quanto precisato dal Dap. E come non bastasse questo, Donzelli ha riferito quanto appreso in Parlamento, usando ciò che aveva appurato per accusare il Pd di complicità con la mafia. «Cospito è un terrorista e lo rivendicava con orgoglio dal carcere - ha affermato il vicepresidente del Copasir -. Dai documenti che si trovano al Ministero della Giustizia, Francesco Di Maio del clan dei casalesi diceva, incontrando Cospito: "Pezzetto dopo pezzetto si arriverà al risultato". Ma lo stesso giorno, il 12 gennaio 2023, mentre parlava con i mafiosi, Cospito incontrava anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando. Io voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi».Quelle parole in realtà Donzelli non avrebbe potuto pronunciarle, e lo stesso vale per Delmastro che si sarebbe dovuto attenere alla riservatezza imposta dal Dap. Così però non è stato e ne sono scaturiti da un lato un terremoto politico, a partire dalla richiesta di dimissioni dei due esponenti di Fratelli d'Italia dai loro incarichi istituzionali, dall'altro un'inchiesta della Procura di Roma per violazione di segreto d'ufficio dopo l'esposto del co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra Angelo Bonelli. Per ottenere le notizie su Cospito al 41 bis, il sottosegretario alla giustizia Delmastro aveva sollecitato il Dap di acquisire le informative dei due nuclei della polizia penitenziaria, il Gom (Gruppo operativo mobile) e il Nic (Nucleo investigativo centrale) che si occupano, rispettivamente, della gestione dei detenuti pericolosi e delle intercettazioni. Il Dap, raccolte tutte le notifiche le ha poi trasmesse al sottosegretario, invitandolo a non esternarle nonostante non fossero coperte dal segreto. Ma sappiamo che così non è andata. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana, accogliendo la richiesta del dem Federico Fornaro, ha istituito un giurì d'onore e ha dichiarato: «È stata richiesta la nomina di una commissione incaricata di verificare quanto accaduto e la correttezza delle affermazioni». Ma non finisce qui. Sul caso ora lavora anche la Procura di Roma, diretta da Francesco Lo Voi, che ha già indagato Delmastro e Donzelli. Il reato di violazione e utilizzazione del segreto d'ufficio non è cosa da poco e si rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni. L'inchiesta è ai primi passi, ma è presumibile che i magistrati acquisiscano la relazione del Dap che vincolava a non rivelare e a non cedere ad altri le informazioni fornite. Intanto prosegue la bagarre politica. Per la capogruppo del Pd Debora Serracchiani «c'è una sola via d'uscita: le dimissioni dal ruolo di vicepresidente del Copasir di Donzelli e le dimissioni con revoca delle deleghe di Delmastro da sottosegretario, per giunta con delega al Dap. Perché quello che sta emergendo per stessa ammissione di Delmastro, che oggi ha detto di aver passato a Donzelli informazioni riservate, è di una gravità inaudita».Gli interessati, dal canto loro, respingono con fermezza questo genere di pressione. «Non mi dimetto, il Pd ha perso un'occasione» afferma Andrea Delmastro e Giovanni Donzelli gli fa eco: «Non faccio passi indietro, quelle del Dap sono informazioni non secretate». È vero, non sono secretate. Ma «non divulgabili e non cedibili a terzi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA