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Massimo righiLa solita corsa col fiatone per chiudere i conti con la Legge di bilancio entro il 31 dicembre. Succede tutti gli anni, elezioni o non elezioni. Il consueto diluvio di emendamenti, la ripetuta sequenza di mance tra le pieghe dei capitoli, un buon numero di sanatorie, dalla rottamazione delle cartelle esattoriali fino a mille euro, al condono per chi non ha inserito nella dichiarazione dei redditi le criptovalute. E gli stop & go (ma forse sarebbe più corretto dire go & stop) di alcune ipotesi, come la cancellazione dell'obbligo del Pos sotto i 60 euro o la modifica con effetto immediato del bonus per i neo diciottenni, salvo successive retromarce o correzioni in corsa. A guardare bene, però, c'è un elemento che nell'ossatura della Finanziaria 2023 racconta di come il corpo di norme varato sul filo di lana rischi di rappresentare solo un punto di passaggio per soluzioni che di qui a pochi mesi andranno inevitabilmente integrate: dei 35 miliardi che sostengono la Manovra, oltre 21 sono destinati ad affrontare la crisi energetica. Per il resto, il secondo capitolo di spesa più alto è sul taglio del cuneo fiscale destinato ai redditi medio-bassi, ma non arriva a 5 miliardi.E poi, come accade ogni anno, non bisogna dimenticare che parte degli stanziamenti non sono utilizzabili senza un decreto attuativo: vale a dire che, in mancanza delle norme contenenti le modalità per spenderli, quei fondi rischiano di restare inutilizzati e le relative misure ferme al palo. Nella Manovra 2023 parliamo di 4,6 miliardi, legati a 119 provvedimenti di attuazione, di cui poco meno della metà con scadenza fissata al 30 giugno. Non si tratta di una quota particolarmente alta rispetto ad altre Leggi di bilancio, ma il vero banco di prova sarà quanti andranno a buon fine. Secondo le statistiche del governo Draghi, durante il mandato a Palazzo Chigi dell'ex presidente della Bce sono stati smaltiti 1.376 provvedimenti attuativi rimasti in eredità da esecutivi precedenti. E non tutti ovviamente di vecchie Finanziarie. Ma lo stesso governo Draghi, la cui Manovra 2022 prevedeva 150 decreti attuativi, non è riuscito a completare il quadro: dai dati di dicembre 2022 emerge che, pur fermandosi a una percentuale relativamente bassa di caselle bianche, restavano circa 400 milioni di fondi non erogati. Ora, su questo fronte, la palla per la Legge di bilancio 2023 passa in prima battuta ai ministeri del governo Meloni, che dovranno tradurre le misure in pratica. Il fare dopo il dire. --© RIPRODUZIONE RISERVATA