Le correnti già si schierano Bonaccini forte nei circoli ma Elly punta ai gazebo

il retroscenaCarlo Bertini / ROMATra le tante rese dei conti che si consumano in questo congresso del Pd, c'è quella delle periferie contro il centro che decide tutto: una chiave intrisa di veleno apre uno squarcio sullo scenario che - a detta del Pd romano - ispira il tandem Bonaccini-Nardella, punte di diamante dell'agguerrito partito dei sindaci: «Tutti questi si vogliono liberare dei capicorrente romani, per questo Franceschini e Orlando non possono stare con loro». Ecco il clima che governa queste assise. Dove la candidatura Schlein gode il favore della parte giovane, degli arrabbiati e di chi vuole una novità, a prescindere dalle provenienze, mentre quella di Bonaccini viene letta come la più robusta nel partito, capace di solidità, legame con territori e amministratori.Ma le provenienze e gli schieramenti nella prima fase, quella dei circoli, ancora contano. E se la campagna di Bonaccini parte come guerra alle correnti consolidate, non stupisce che a sostenerla ci siano le aree meno consolidate. Attualmente quella di Lorenzo Guerini, ridotta all'osso nei gruppi parlamentari, ma anche l'universo non strutturato che ruota attorno a Enrico Letta starà col governatore: da Francesco Boccia - che dicono si trascinerà il partito del sud di Emiliano, Decaro e De Luca; di Anna Ascani, Marco Meloni, braccio destro di Letta, Valeria Valente, Enrico Borghi e altri. Acquista forza dunque la previsione di chi a sinistra dice che «Stefano avrà gioco facile nei circoli e lei lo può battere nei gazebo». Questa è la partita che si gioca Elly Schlein, arrivare seconda tra i candidati in corsa e tirare la volata alle primarie, dove trionfa il voto della pubblica opinione di sinistra. E tutte le sue mosse di ieri sono state lette nelle stanze del partito in quest'ottica. Parla ai militanti anche la raffica di granate a Matteo Renzi, «ha il merito di aver spinto me e altri fuori dal Pd con le sue scelte scellerate», condizione in cui si riconoscono molti tra ex militanti dem: che non perdonano a Bonaccini e Nardella la vicinanza con il rottamatore. Il quale forse consapevolmente consegna il «bacio della morte» a Bonaccini, che coordinò la sua campagna congressuale del 2013, dicendo che «lui tiene unito tutto il Pd e lei guarda più a sinistra». Ma chi odia di più Renzi, garantisce che in realtà «lui tifa Schlein, perché se lei prende in mano il Pd, al terzo polo si aprono praterie...».Basta vedere chi c'era in platea al Monk di Roma per capire quindi come se la giocheranno le correnti, posto che Schlein ha chiesto adesioni individuali, fuori dalle appartenenze, «nessuno venga con l'idea di condizionare, venite liberi o non venite affatto», ha detto. «Ho sentito tanti punti in comune», ammette Peppe Provenzano, uno dei leader della sinistra dem, a braccetto con Arturo Scotto, coordinatore di articolo 1 di Bersani e Speranza; ci sono anche Marco Furfaro, giovane di sinistra della segreteria Letta, Alberto Losacco, pezzo forte dell'area Franceschini, Michela Debiase, la moglie di Franceschini, punta di lancia del Pd romano.«Giustizia sociale e ambientale, lavoro dignitoso, welfare, partecipazione dal basso e innovazione. Finalmente una ventata di aria fresca di cui il Partito democratico ha grande bisogno!», twitta Marina Sereni, membro di Areadem di Franceschini. Il quale, commentano i suoi ammiratori, «ha capito prima di tutti che stavolta si pone una questione generazionale e si fa da parte». Mai come prima d'ora il trono del Pd è contendibile, mai come ora le primarie risultano imprevedibili. Anche perché sulle scelte influiscono fattori tra i più distanti alla vita interna del partito, come il posizionamento internazionale dei candidati: per i lettiani, Bonaccini dà maggiore affidamento, il suo atlantismo è più solido, il suo schierarsi con l'Ucraina è più netto. Quello di Schlein occhieggia al grillismo. Fatto sta che, se dovesse vincere, visto l'equilibrio dei gruppi parlamentari di marca lettiana, Elly Schlein si ritroverebbe a governare un partito con le correnti smembrate sui territori, ma con truppe in Parlamento non fedeli alla sua linea. Un problema che ebbe Nicola Zingaretti, che sembra tifare per lei senza dirlo; e lo stesso Letta, che cambiò i capigruppo Delrio e Marcucci con Serracchiani e Malpezzi. Oggi sui gruppi incidono le anime frastagliate della sinistra e l'universo lettiano, meno Franceschini, Guerini e Orlando. Il quale, malgrado lei abbia toccato temi cari alla sinistra (lavoro, redistribuzione, sanità pubblica, ambiente, diritto alla casa) ancora non si schiera: «Se Bonaccini è il vecchio e Schlein è il nuovo lo vedremo...». --© RIPRODUZIONE RISERVATA