Dai Pir ai Btp, la leva della tassazione agevolata

Comprare"basso" e vendere "alto" è la strada maestra per far rendere il proprio capitale, ma ci sono alcuni alcuni "accorgimenti tecnici" che possono aiutare il risparmiatore in questo non facile compito. Il segreto sta tutto nello sfruttare i vantaggi fiscali offerti da alcuni strumenti finanziari, oltre a utilizzare completamente lo zainetto fiscale (vedi articolo nella pagina a fianco).Per invogliare dunque gli investitori a prestargli i soldi, lo Stato ha stabilito che i Btp, i Bot, i Cct, i Ctz e i bond degli enti territoriali, come Regioni, Province e Comuni, possano godere di una tassazione sulle plusvalenze del 12,5% contro il 26% applicato a tutti gli altri strumenti finanziari. E questo vale sia per le cedole incassate, sia per i guadagni in conto capitale, ovvero se si compra un Btp a 98 e lo si rivende (o si ottiene il rimborso) a 100. Siccome lo Stato italiano opera in un contesto finanziario internazionale, il trattamente fiscale più favorevole è stato esteso anche ai titoli di quegli Stati esteri che sono inseriti nella cosiddetta white list, ovvero che hanno con l'Italia un accordo per un adeguato scambio di informazioni finanziarie (cioè non sono paradisi fiscali), come per esempio tutti i Paesi Ue. E sono inclusi anche gli organismi internazionali, quali la Banca Europea per gli Investimenti (Bei), la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Birs) e la World Bank.Con la legge di Bilancio 2017 sono nati invece i Pir, i Piani di risparmio individuale, il cui obiettivo è per far affluire capitali verso le piccole e medie imprese italiane. Per potersi definire tali i fondi devono investire il 70% del loro capitale in titoli o bond emessi da imprese italiane o europee che abbiano però una presenza stabile in Italia. Di questo 70%, almeno il 30% - dunque il 21% del totale del capitale - deve inoltre essere investito in imprese diverse da quelle inserite nell'indice Ftse Mib di Borsa italiana. Chi mantiene i Pir in portafoglio per almeno cinque anni, sarà esentato dalla tassazione su utili, interessi, cedole e dividendi maturati grazie all'investimento (vedi altri dettagli nel box in pagina).Tra gli strumenti finanziari che godono di un trattamento fiscale favorevole, spiccano poi i fondi pensione. Chi, nell'arco di un anno, acquista quote dei fondi previdenziali può dedurli dal proprio reddito complessivo per un importo massimo di 5.164,57 euro annui. Questo non significa ovviamente che non si possa andare oltre tale cifra, ma in tal caso non si godrà più di alcun beneficio fiscale. L'entità del "risparmio" in sede di dichiarazione dei redditi per quanto riguarda la riduzione della base imponibile su cui si pagherà l'Irpef dipende dall'aliquota marginale: chi rientra in quella più alta (43% per i redditi oltre i 50 mila euro) risparmierà 2.213 euro; chi rientra invece in quella più bassa (23% fino a 15 mila euro) risparmierà 1.184 euro. Si può godere di questo vantaggio fiscale ogni anno. M. F. --© RIPRODUZIONE RISERVATA