Juventus, la notte dei rimpianti Congedo triste contro il Psg
il retroscenaGianluca Oddenino / TORINODoveva essere il gran galà della Champions e, invece, sarà la notte dei rimpianti. La Juventus stasera saluta la coppa più ricca e più bella, ospitando il Paris Saint-Germain in uno Stadium tutto esaurito per ammirare la coppia Messi-Mbappé dal vivo, con la speranza di ottenere il premio di consolazione del terzo posto che spalanca le porte dell'Europa League. Come passare dal Paradiso al Purgatorio in una partita che profuma di contrappasso dantesco: il club parigino dello sceicco Nasser Al-Khelaifi, che ha preso il posto di Andrea Agnelli come presidente dell'Eca dopo il "golpe" fallito della Superlega, arriva a Torino per giocarsi il primo posto nel girone (e una posizione ottimale nel sorteggio degli ottavi) contro una squadra che sognava un torneo esclusivo ed ora si trova ultima a pari punti con il Maccabi Haifa dopo aver perso 4 partite su 5. Nello spogliatoio juventino si respira rabbia e amarezza per il peggior percorso possibile in coppa, ma questi sentimenti serviranno per evitare un'altra figuraccia: contro il Psg che vuole conquistare la Champions («Speriamo sia l'anno buono: c'è grande attesa», sorride il tecnico Cristophe Galtier) ci sono in palio l'orgoglio, un piccolo tesoro (la vittoria vale 2, 8 milioni di euro) e anche un pezzo di storia. Mai la Juve ha chiuso un girone di Champions con meno di 6 punti (il minimo storico con le eliminazioni nel 2013/14 e nel 2000/2001) e in casa i bianconeri non sono mai stati sconfitti da squadre francesi (12 vittorie in 15 precedenti).«Giochiamo contro una delle squadre più forti d'Europa - avverte Massimiliano Allegri, per la prima volta senza ottavi di finale dopo averli centrati dieci volte in dieci tentativi - e abbiamo la possibilità di fare bene, ma dobbiamo fare una cosa straordinaria». Il Psg delle stelle e degli italiani Donnarumma e Verratti (nel passato vicini alla Juve) è una delle poche squadre ancora imbattute in Europa - insieme a Real Madrid, Benfica e Napoli - e si presenterà con la formazione migliore, ad eccezione dello squalificato Neymar e dell'infortunato Kimpembe. Tutto l'opposto di una Juve che conta 12 assenti, tra cui gli ex Di Maria e Paredes più i big Vlahovic e Bremer, e deve varare un 3-5-1-1 di totale emergenza con il 19enne Miretti trequartista e Milik unica punta (Kean ieri non è stato provato tra i titolari: serve a partita in corso in un attacco senza cambi). «Era dura qualificarsi senza Pogba e Chiesa - spiega il tecnico del Psg -: c'è stata una concatenazione di assenze che ha indebolito la Juve tecnicamente, ma anche mentalmente. Ora noi vogliamo arrivare primi nel girone, ma i bianconeri hanno fierezza e lotteranno con le unghie e con i denti per raggiungere l'obiettivo dell'Europa League». Una competizione che assomiglia a un salvagente in questo mare in tempesta («Noi dobbiamo andare in coppa: è sempre Europa», rilancia Allegri) e per prenderlo serve il terzo posto: solo la vittoria dà la certezza di qualificazione, mentre in caso di pareggio o sconfitta la Juventus deve sperare nel ko del Maccabi - impegnato in contemporanea ad Haifa contro il Benfica - grazie alla miglior differenza reti generale. Meglio impegnarsi, per non avere altri rimpianti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA