Nessun colpevole per il rogo Telis a Scarmagno

Viola Configliacco / ScarmagnoUn'ulteriore conferma, a nove anni dall'incendio che distrusse lo stabilimento Telis di Scarmagno, ex comprensorio Olivetti, per i 7 imputati: tutti assolti anche in Corte d'Appello a Torino, dove le parti civili Prelios, Telecom Italia e Olivetti avevano chiesto di rivedere la sentenza di primo grado del 24 febbraio 2017. Inoltre, gli appellanti, come previsto dalla legge, dovranno pagare le spese del grado di giudizio. Gli imputati, assolti per non aver commesso il fatto, erano i due operai Emanuele Giampaolo e Luca Blessent, della Omg di Valperga, difesi da Danilo Armanni; Bruno Guglielmetti, titolare della Omg, difeso da Giuliano Arimondo; i responsabili di Manutencoop facility management Luca Barengo, Rosario D'Addio e Domenico Voiglio, rappresentati dai legali Giovanni Lageard e Pietro Giampaolo; Domenico Pellegrini, allora amministratore delegato di Celltel, difeso da Carlo Blengino.Una vicenda controversa quella che riguarda il rogo del 19 marzo 2013: ad aver innescato le fiamme l'utilizzo del cannello a gpl per l'applicazione della guaina catramata su una parte in plexiglass del lucernario. Dopo tutto è stato rapido: la Polizia scientifica ha definito l'incendio come veloce o super veloce, perché si è sviluppato in dieci minuti e in quell'arco di tempo non era più domabile, neanche con gli estintori automatici a pioggia. Così come niente hanno potuto le pareti tagliafuoco e gli estintori a soffitto al capannone C dell'Olivetti.Le parti civili che hanno fatto appello hanno tentato di far riconoscere la penale responsabilità dei sette imputati, chiedendo anche il risarcimento dei danni e la rifusione delle spese sostenute in entrambi i gradi di giudizio. La Corte d'Appello, però, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado del tribunale di Ivrea per un reato, peraltro, già prescritto. La condotta, definita di abnorme negligenza in riferimento all'operato di uno dei due operai che ha generato l'incendio, era talmente diversa dalla prassi, attraverso un uso improprio del cannello, da non permettere l'estinzione delle fiamme nemmeno con l'utilizzo degli estintori portatili, di cui i due adetti non erano in possesso. I primi soggetti intervenuti, anche se dotati di sei estintori, hanno domato le fiamme solo temporaneamente. Le difese, tuttavia, hanno sostenuto nel corso del procedimento che l'incendio non sarebbe scaturito dal cannello utilizzato impropriamente sulla copertura in plexiglass. Pur riconoscendo che doveva essere usata una tecnica a freddo, le difese hanno sempre sostenuto che il rogo fosse partito dall'area sottostante. Tesi che però non è stata mai condivisa dalla Polizia scientifica. Soddisfatti i difensori: «È finita dopo 9 anni questa difficile vicenda», commenta l'avvocato Giuliano Arimondo. --