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«Brigate di Cittadinanza, a rapporto!». Beppe Grillo convoca tramite blog i percettori del reddito di cittadinanza, che si devono stringere a coorte per respingere l'assedio al sussidio. Un po' chiamata all'adunanza e un po' call to action il proclama grillesco risulta immerso nel consueto mix di spettacolarizzazione, ambiguità e ambivalenze. Il Cofondatore sembra alla ricerca di visibilità e di palcoscenico, visto che quello che era il "suo" M5S si è incamminato a tappe forzate sulla strada della trasformazione in PdC, il Partito personale di Conte. Eccolo, allora, sfoderare la proposta dei «brigatisti di cittadinanza», i beneficiari che dovrebbero anche mettersi a disposizione della comunità svolgendo lavori socialmente utili. Un passo in avanti rispetto alla concezione originaria della misura. Un'idea potenzialmente pure lodevole, ma rivestita appunto di un'etichetta lessicale assai discutibile. Il tipico situazionismo comunicativo del performer Grillo quando si occupa di politica, certo, ma non sono questi i tempi per sproloquiare di «brigatisti», un termine che non contribuisce all'ecologia della vita pubblica allorché la rabbia sociale rappresenta una preoccupazione autentica. Affiancandosi a Conte e agli altri dirigenti 5S che la evocano elettoralisticamente. Siamo sempre lì: per non esalare il suo canto del cigno, il Grillo perde il pelo, ma non il vizio... --© RIPRODUZIONE RISERVATA