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Niccolò Carratelli / romaIl sogno della doppia cifra sfuma quasi subito. Fin dai primi exit poll è chiaro a tutti, tra gli esponenti del terzo polo riuniti in un hotel romano a due passi dalla stazione Termini, che il 10% auspicato da Carlo Calenda e Matteo Renzi non è alla portata. Ma è altrettanto chiaro che, al debutto sulla scena nazionale, il Terzo polo è riuscito a incidere, a conquistare il tanto agognato spazio al centro, quasi impattando Forza Italia e infastidendo non poco Silvio Berlusconi, non a caso sempre all'attacco di Azione e Italia Viva durante tutta la campagna elettorale. Ma in fondo si sperava in qualcosa in più. Davanti agli schermi che rimandano numeri e grafici, in un salone sotterraneo dell'albergo, l'atmosfera non è proprio frizzante. Del resto, tutti sanno che la notte scorrerà via senza i due principali protagonisti. Renzi è volato in Giappone ieri mattina, subito dopo aver votato a Firenze, per partecipare ai funerali dell'ex premier Shinzo Abe. Carlo Calenda, un po'a sorpresa, ha deciso di seguire da casa lo spoglio dei voti, rimandando a oggi le dichiarazioni ufficiali. Il compito di commentare a caldo i risultati viene affidato agli altri big dei due partiti. La prima ad arrivare al comitato elettorale, poco prima delle 23, è Maria Elena Boschi. Quando tutti o quasi gli exit poll danno il terzo polo intorno al 7%, lei si dice «contenta della campagna elettorale» e «ottimista per il risultato finale». Restano in silenzio, almeno nelle prime ore dello spoglio, le ministre Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Elena Bonetti, che a mezzanotte passata non si fanno vedere nel quartier generale del terzo polo. Dal Giappone, Renzi si limita a twittare che «dai primi dati, a Firenze siamo oltre il 15%». Nella giornata di ieri, d'altra parte, ci si era un po' illusi leggendo il dato dell'affluenza, più alto nelle grandi città, dove Azione e Italia Viva hanno da sempre un riscontro migliore. «In alcune sezioni di Milano siamo il primo partito, davanti sia alla destra che al centrosinistra», spiega Ettore Rosato, il primo a presentarsi davanti ai giornalisti per una dichiarazione. Guardando a Roma, invece, viene sottolineata una partecipazione sopra la media nel primo municipio, quello del centro, dove Calenda aveva fatto molto bene già alle elezioni comunali. Tra l'altro, parte del collegio in cui il leader di Azione era candidato anche stavolta contro Emma Bonino, in una sfida quantomai suggestiva, fin dai primi dati era chiaramente indirizzata a vantaggio della leader di +Europa (Calenda in terza posizione, dietro anche a Lavinia Mennuni del centrodestra). La conferma che il 20% sfiorato un anno fa nella corsa al Campidoglio era un'altra storia, in un altro contesto politico. La mobilitazione di quell'elettorato c'è stata, ma con una diversa posta in palio non è bastata a fare il grande risultato. Calenda, va detto, le ha provate tutte, con molteplici appelli al voto anche durante il silenzio elettorale, come ieri mattina all'uscita dal suo seggio: «Un cittadino che non si occupa dello Stato non lo consideriamo innocuo ma inutile, quindi votate». Alla fine, il suo primo obiettivo, quello di iscrivere una nuova forza di centro nel quadro politico italiano, può considerarsi raggiunto. L'altro, quello di prendere più del 10% per riuscire a condizionare gli equilibri parlamentari e, chissà, anche la formazione del futuro governo, provando a riportare a Palazzo Chigi Mario Draghi, è destinato a restare un sogno. --© RIPRODUZIONE RISERVATA