Base distrutta in Crimea, Mosca ha perso 17 aerei
il casoGiuseppe Agliastro / MOSCASubito dopo le violente esplosioni all'aerodromo di Saky, in Crimea, il ministero della Difesa russo aveva detto che non c'erano stati danni agli aerei militari. Nuove immagini satellitari sembrano però smentire la versione di Mosca: le foto pubblicate dall'americana Planet Labs e riprese da tutti i principali giornali internazionali mostrano infatti almeno otto jet distrutti in seguito alle esplosioni. Che cosa sia successo nel pomeriggio del 9 agosto non è chiaro, ma secondo alcuni osservatori le immagini dei satelliti suggeriscono la possibilità di un attacco mirato contro la base russa in Crimea: la penisola ucraina sul Mar Nero che la Russia si è di fatto annessa nel 2014 con un'invasione armata.I danni alla base appaiono di grave entità e la Reuters sottolinea che le immagini indicano «tre crateri quasi identici» dove le strutture dell'aerodromo «sono state colpite con apparente precisione». Le autorità di Mosca negano che ci sia stato un attacco: secondo loro, le esplosioni sarebbero state accidentali, provocate dalla detonazione di munizioni aeree. E il giorno stesso delle esplosioni una fonte ministeriale russa indicava alla Tass «violazioni delle regole antincendio» come possibile causa di quanto avvenuto. Le parole che arrivano da Mosca sono comunque accolte con riserva da diversi analisti, e mentre il governo ucraino non si assume ufficialmente nessuna responsabilità sulle esplosioni, funzionari di Kiev raccontano al New York Times e al Washington Post i che si è trattato di un attacco ucraino. «Ufficialmente, non confermiamo né neghiamo nulla; ci sono numerosi scenari su ciò che potrebbe essere successo (...), tenendo presente che ci sono stati diversi epicentri esattamente nello stesso momento», ha detto invece alla Reuters il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. Degne di nota anche le parole del suo collega Oleksiy Arestovych, che, stando all'Ap, ha indicato come possibili cause delle esplosioni armi a lungo raggio fabbricate in Ucraina o l'azione di gruppi di sabotatori. Louise Jones, della McKenzie Intelligence, spiega alla Bbc che se sono stati usati missili di ripiego non c'è prova che abbiano mancato potenziali bersagli. «Essere così precisi a quella distanza magari con munizioni sperimentali è improbabile», dice, aggiungendo che una seconda possibilità è quella di un sabotaggio, un'eventualità secondo lei non impossibile ma improbabile, e una terza è quella di un incidente. --© RIPRODUZIONE RISERVATA