La voce di Di Maggio per l'inaugurazione dei giganti di Mitoraj

IVREAIvrea non solo capitale italiana del libro, ma capitale tout court. Almeno in arte, dopo l'inaugurazione, ieri, giovedì 21, della mostra Mitoraj a Ivrea. Mito e letteratura, che ha portato in piazza Ottinetti, dove resteranno fino al 27 novembre prossimo, due opere monumentali in bronzo del celeberrimo artista franco-polacco. Si tratta di Ikaria grande (h 6.45, l 2.43, p 3 metri, 2001) e Hermanos (h 2.93, l 3.26, p 2.95 metri, 2002), che hanno portato Ivrea a misurarsi direttamente con Parigi dove, al momento, sono esposte tre opere di Mitoraj. Due, tra l'altro, sono gli esemplari, al mondo, di Ikaria grande, uno, attualmente, alla Défense, quartiere finanziario della capitale francese, e l'altro nella nostra città. La mostra è un nuovo traguardo tra i tanti raggiunti in questo ultimo anno dall'assessore alla Cultura, Costanza Casali, riuscita a mettere al servizio di Ivrea non solo le proprie competenze professionali di brillante avvocato, ma anche quelle di conoscitrice d'arte e organizzatrice di eventi culturali, oltre alla solida credibilità personale. Alla cerimonia inaugurale, nella sala Santa Marta, seguita, in piazza Ottinetti, da un rinfresco e da un omaggio musicale al Mitoraj autore di scenografie e costumi di opere liriche, non ha potuto intervenire, per motivi di salute, Luca Pizzi, già tra gli assistenti del Maestro e tuttora in forza all'Atelier. Pizzi, a Ivrea, lo scorso martedì, per l'installazione delle opere in piazza, aveva volentieri raccontato l'incontro con Casali, presentatasi direttamente in atelier, in quel di Pietrasanta, a marzo: «Ci disse di ammirare molto le opere del maestro e ci propose una mostra a Ivrea. Le rispondemmo che ci avremmo pensato e per due mesi, ogni settimana, ricevemmo una sua telefonata per conoscere la nostra decisione. A maggio fummo a Ivrea per un sopralluogo: lei ci mostrò la città e i luoghi della storia olivettiana, ci lesse una interessante lettera di Mitoraj a Giorgio Soavi, circa un lavoro eseguito dal maestro per Olivetti e, non ultimo, ci condusse alla Pasticceria Balla, a gustare la famosa Torta '900, raccontandoci la conquista del titolo di capitale italiana del libro. Pur abituati alle richieste delle grandi capitali mondiali o di luoghi di particolare suggestione, dalla Valle dei Templi a Pompei, fummo piacevolmente travolti dal suo entusiasmo consapevole e intelligente e ci dicemmo: "perché no?". E ora eccoci qui con Hermanos, Fratelli, un richiamo al senso di Comunità, e Ikaria grande, sul desiderio dell'uomo di volare».Alla cerimonia inaugurale, oltre a Maurizio Di Maggio, storica voce di Radio Monte Carlo, che ha letto la lettera di Mitoraj a Soavi, è intervenuto anche il critico d'arte Luca Beatrice che, in un suo articolo, aveva definito il grande protagonista mondiale dell'arte del '900, «maestro del segno ambiguo e indecifrabile, riuscito a vincere la scommessa per cui la storia non è luogo di conflitto ma immenso bagaglio di immagini e suggestioni». La mostra ha, però, già raggiunto il suo obiettivo: «Mentre installavamo le statue -aveva ricordato ancora Pizzi- due ragazzini si sono avvicinati e ci hanno detto, ammirati, che a Ivrea non si era mai visto nulla di simile. Il giorno in cui l'avvocato Casali suonò il campanello dell'atelier era il giorno del suo compleanno e ci disse di volersi fare un regalo con la mostra. Il regalo, in realtà, l'ha fatto a tutta la città di Ivrea che, si spera, riconosca lo sforzo fatto e il risultato raggiunto». --FRANCO FARNÈ