Inverte la marcia sulla bretella «Ma questa non è autostrada»
Andrea Scutellà / ivreaSe un'autostrada è come dice il nostro codice una «strada extraurbana o urbana a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile», la bretella Ivrea-Santhià è davvero un tratto autostradale? E, soprattutto, è possibile che, nonostante lo sia, non venga percepita come tale dagli automobilisti?È questa la domanda che si posto l'avvocato Stefano Caniglia quando ha difeso un commerciale di Torino che durante un viaggio sulla lingua d'asfalto che collega l'A4 all'A5, ha deciso di invertire la marcia. Era il 10 giugno del 2019, giorno in cui gli agenti della polizia stradale hanno ritirato la patente all'uomo, come previsto dall'articolo 176, che riserva al trasgressore anche una sanzione salata, che va dai 2mila agli 8mila euro. Per il commerciale, però, era la patente la vera questione, necessaria per il suo mestiere. Così ha deciso di affidarsi all'avvocato Caniglia, che ha proposto il ricorso al giudice di pace di Ivrea. «L'opponente - si legge nella sentenza di Cassazione recentemente pubblicata - aveva eccepito che la manovra non era stata eseguita su un tratto autostradale, data l'assenza di uno spartitraffico invalicabile tra le due carreggiate, ed era stato compiuta in completa sicurezza e in assenza di traffico». Al massimo, secondo i ricorrenti, si poteva invocare una condotta scorretta su strada. «L'autostrada - argomenta Caniglia -, si distingue infatti per essere priva di attraversamenti a raso, per avere delle carreggiate chiuse e ben delimitate, non per i caselli». Il giudice di pace gli ha dato ragione e ha annullato il verbale per "errore scusabile" «ingenerato - si legge ancora nella sentenza -, dall'assenza di uno spartitraffico invalicabile tra le due carreggiate». L'avvocatura dello Stato, però, ha fatto appello e stavolta il giudizio è stato del tutto sfavorevole al commerciale. Così insieme al suo avvocato ha deciso di portare la questione fino in fondo, in Corte di Cassazione, in sesta sezione civile. I supremi giudici hanno confermato il giudizio d'appello. Non è stata infatti ritenuta sufficiente «l'esimente della buona fede», né «l'assenza di barriere invalicabili» che avrebbe spinto il commerciale di Torino all'errore scusabile. D'altronde la motivazione della Cassazione è limpida: «Il tribunale (riferedosi al giudice d'appello,ndr) ha logicamente ritenuto che nessun affidamento poteva riporre il ricorrente nella possibilità di compiere l'inversione, non avendo superato la barriera autostradale, circostanza quest'ultima di cui si era mostrato consapevole al momento dell'accertamento». Insomma, va bene la buona fede, ma dall'autostrada si esce quando si attraversa un casello, su questo non ci piove. Certo resta quell'impressione, quando si sfreccia sull'Ivrea-Santhià, di poter attraversare le carreggiate fin troppo semplicemente. In tanti, troppi incidenti sul tratto, infatti, è successo per una distrazione. L'ultimo lo scorso marzo: quando un tir ha sbandato da una carreggiata all'altra. Il conducente ha avuto un malore. Fortunatamente, in quel momento, non passava nessuno. --