Soldato col vizio del gioco nella rete dei prestiti

Andrea Scutellà / caluso«Ho chiesto il primo prestito perché avevo il vizio del gioco, con le schedine». La voce è quella di un sottufficiale dell'esercito, originario di Chivasso, che aveva come ruolo quello di capo dell'officina meccanica. Al momento è sospeso dal servizio per furto pluriaggravato, di cui dovrà rispondere davanti a un tribunale militare, per sua stessa ammissione.Anche lui è caduto nella rete di prestiti contestata dal pm Alessandro Gallo come usura ad Antonio Ferranti 52 e Maria Mezzo, sua moglie, di 47. Nell'udienza che si è tenuta ieri, giovedì 21 ottobre, davanti al collegio giudicante presieduto da Elena Stoppini, si è registrata prima di tutto la dismissione del mandato da parte del loro avvocato. La difesa è stata assunta d'ufficio, temporaneamente, dal legale Valentino Pascarella del foro di Ivrea. Ed è proprio la storia del sottufficiale a raccontare la metodologia e i tassi di intesse. «Ho chiesto due prestiti a Ferranti - spiega il chivassese -, la prima volta duemila euro, la seconda, mi sembra tremila. Se non ricordo male devo aver restituito quattromila euro la prima volta e seimila la seconda. Il tasso d'interesse era dal 10% del totale ogni mese. In pratica pagavo 200 euro la prima volta e 300 la seconda». Per questo episodio è imputato anche Vito Mazzamuto, difeso dall'avvocato Salvo Lo Greco, che ha incalzato il sottufficiale: «A parte in occasione del prestito, ha mai visto o sentito il mio cliente?». La risposta del chivassese è stata negativa.Oltre al sottufficiale è stata ascoltata anche un'altra vittima, un ambulante che possedeva un furgone adibito a panineria a Borgaro. Piuttosto confuso il racconto dell'uomo, che inizialmente ha asserito di aver ricevuto 20mila euro da Ferranti per la vendita di un furgone che non era mai stata completata e di aver successivamente restituito la stessa cifra a rate. Incalzato dalla giudice Elena Stoppini, che gli ha ricordato il reato di falsa testimonianza, ha però cambiato versione: «In realtà ho restituito in tutto 36mila euro - ha detto -. Quei 20mila mi servivano per comprare un furgone nuovo. Sedicimila erano gli interessi». Durante il processo è spuntata anche una scrittura privata a garanzia del prestito.Il processo si preannuncia ancora lungo: il 3 marzo saranno ascoltati altri testi del pm, 24 quelli delle difese e gli imputati e, infine, per il 14 aprile è stata fissata la discussione e la sentenza. --