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Paolo Russo /ROMASe sulle misure fiscali e la riforma fiscale Matteo Salvini si è dovuto accontentare della generica promessa che le tasse non aumenteranno, sulle riaperture porta a casa da subito un aumento delle capienze per cinema, teatri, impianti sportivi e discoteche, che va ben al di là delle percentuali proposte dagli esperti del Cts. Ma se per una volta Draghi non ha dato troppo peso alla proverbiale prudenza dei suoi scienziati è perché ancora ieri i dati diffusi da Gimbe parlavano non solo di una diminuzione dei contagi del 9% per la quinta settimana consecutiva, ma anche un calo ben più sensibile del 19,4% dei morti per Covid. Merito del Green Pass, ha tenuto a rimarcare il Premier in Cdm prima di varare il decreto che a partire dall'11 ottobre consente il tutto esaurito nei luoghi della cultura, musei in testa, e che fa riempire per tre quarti gli spalti degli stadi. L'accesso con il Green PassDel resto a chiedere di fare di più non era solo Salvini, ma anche Conte e il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che con il decreto legge approvato ieri in un Cdm lampo porta a casa la possibilità di riempire al 100% le sale cinematografiche, teatrali e da concerto, anziché all'80% come chiedeva il Cts. Ovviamente l'ingresso continua ad essere riservato solo a chi possiede il Green Pass. Questo in zona bianca, perché in gialla il limite al chiuso scende al 50%. Di spettacoli all'aperto con l'arrivo del freddo se ne vedranno pochi, ma la capienza in questo caso potrà arrivare fino al 100%. Quando però vi si acceda senza posti a sedere preassegnati e senza limiti massimi di capienza autorizzati, vedi i rave per intenderci, le autorità di pubblica sicurezza potranno sospendere gli spettacoli qualora non sia possibile rispettare le disposizioni di sicurezza anti-Covid. Il lamento dei discotecari non è rimasto inascoltato, così discoteche e sale da ballo in genere non solo riapriranno dopo essere rimaste chiuse dal febbraio del 2020, ma potranno riempirsi al 50% e non al 35 come avevano invece richiesto gli esperti del comitato scientifico. Fermo restando che si entra solo con il Green Pass e si sta con la mascherina, salvo quando si balla. Deve inoltre essere garantito il tracciamento all'ingresso, che implica dover lasciare nome, cognome e un contatto mail o telefonico. Al chiuso deve essere garantita la presenza di impianti di areazione senza riciclo d'aria. I locali all'aperto potranno invece riempirsi al 75%. Tutto questo in fascia bianca, perché se una regione si colora anche solo di giallo si richiude tutto. Gli operatori del settore considerano la riapertura a metà capienza «un inizio che lascia un barlume di speranza», per un settore che fatturava oltre 2 miliardi di euro e messo al tappeto dalla pandemia.Dalla prossima di campionato gli stadi potranno tornare a riempirsi al 75% e così tutti gli altri impianti sportivi all'aperto. Al chiuso il decreto alza dal 50 al 60% la capienza massima consentita, rispetto a quella proposta dal Cts. Questo in zona bianca, perché in giallo si torna al 50% all'aperto e al 35% al chiuso. Negli impianti sportivi, al chiuso o all'aperto che siano, si continua a entrare solo con il Green Pass.Tanto negli stadi e nei palazzi dello sport che in cinema, teatri e discoteche in caso di violazione delle regole su Green Pass e capienze massime reiterata per due volte in giorni diversi scattano le chiusure, che vanno da uno a dieci giorni.Mentre il governo scriveva il decreto le regioni approvavano le loro linee guida sulla capienza degli impianti sciistici, che a questo punto potrebbero rientrare nello stesso provvedimento in fase di conversione in legge. L'idea dei governatori è di far ripartire a capienza massima skipass e seggiovie, lasciandola invece all'80% per funivie e cabinovie. Sempre tutto con Green Pass. Per le regioni questo varrebbe a prescindere dalla fascia di rischio epidemiologico, ma con ogni probabilità il governo la ripartenza a impianti pieni o semi-pieni la consentirà solo in zona bianca.L'obbligo di Green Pass per lavorare, come si sa, scatterà dal prossimo 15 ottobre. Ma in base al decreto approvato ieri, in caso di «specifiche esigenze organizzative volte a garantire l'efficace programmazione del lavoro», il datore potrà richiederlo anche prima. Per aziende come quelle di trasporto pubblico, ad esempio, le linee guida della Funzione pubblica hanno già fissato in 48 ore il termine di preavviso per comunicare il possesso o meno del certificato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA