Ritorno ad Amatrice a 5 anni dal terremoto È stato un agosto con il "tutto esaurito"

il reportageFlavia AmabileINVIATA AD AMATRICERombano le moto, file di auto lungo la Salaria, aziende agrituristiche piene e ristoranti senza nemmeno un tavolo libero. È stato un Ferragosto da tutto esaurito nei luoghi del terremoto che nel 2016 devastò Amatrice, Arquata del Tronto e altri comuni del Centro Italia, riportando per qualche giorno il tempo indietro a quell'ultimo agosto di cinque anni fa. «La gente aveva voglia di scappare dalle città, di ritrovarsi all'aperto, nella natura dove avvertono la purezza dell'aria e non hanno timore di abbassare le mascherine», racconta Katia D'Apostolo, titolare dell'azienda agricola "Alta Montagna Bio" di Accumoli, in provincia di Rieti, e proprietaria della casa più vicina all'epicentro. Per molti mesi Katia, il marito e i quattro figli sono stati gli unici a rimanere in paese ma era l'inizio, ora qualcosa inizia a cambiare, parlare di ricostruzione non è più un sogno. A affermarlo non è il solito esponente di governo né l'abituale politico locale a caccia di voti. È Michele Franchi, eletto vice sindaco di Arquata del Tronto pochi mesi prima del terremoto. Delle 299 vittime del sisma che colpì Umbria, Lazio e Marche il 24 agosto del 2016, una su cinque fu proprio a Arquata. E una parte di paese non potrà sorgere più nello stesso luogo. Però proprio da questo che è uno dei luoghi dove il terremoto ha compiuto i maggiori danni arrivano le parole che il Centro Italia aspetta da cinque anni. «Finalmente citare la parola ricostruzione non è fuori luogo. In questi quattro anni, ad ogni ricorrenza del 24 agosto, non era iniziato praticamente nulla. Quest'anno finalmente ci sono gru ad Arquata e nelle frazioni non perimetrate e anche se non sono molte è comunque un segnale sul quale fare leva; ma non dobbiamo mollare e, anzi, accelerare. Non ci sono più solo parole come negli altri anniversari, ma fatti». Sono apparse le gru anche ad Amatrice dove sta per iniziare la ricostruzione del condominio che si trovava di fronte al monumento ai Caduti in Piazza Antonio Serva come avrà modo di vedere il presidente del Consiglio Mario Draghi domani quando andrà nel paese distrutto dal sisma per la cerimonia organizzata in occasione del quinto anniversario. La strada è ancora lunga e tutta in salita, la burocrazia resta un macigno ma i primi timidi segnali di ottimismo trapelano anche dalle cifre dell'ultimo rapporto presentato a fine del 2020 dall'Ufficio del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Giovanni Legnini. La ricostruzione delle opere pubbliche è ancora in difficoltà. Sono 1. 288 le opere pubbliche inserite nell'elenco della ricostruzione, alle quali si aggiungono 928 chiese. La spesa effettiva per le opere pubbliche, a fine anno, era di 266 milioni di euro, con una crescita del 30% rispetto a fine 2019. Ma nel secondo semestre del 2020 i cantieri della ricostruzione pubblica ultimati sono stati 67, portando il totale delle opere concluse a fine anno a 253 censiti, circa una su cinque. Segnali più confortanti arrivano dalla ricostruzione privata. Le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione degli edifici sono cresciute nel 2020 del 62% rispetto all'anno precedente, passando da 12. 063 a fine 2019 alle 19. 568 di fine dicembre. Subito dopo il sisma sono stati censiti circa 80 mila immobili inagibili, 30 mila con danno lieve e 50 mila con danni gravi. I contributi richiesti dai cittadini per riparare o ricostruire le case colpite dal sisma ammontano a 5, 6 miliardi di euro. Le richieste accolte sono state 6. 946 con il riconoscimento di un contributo di circa 1, 625 miliardi di euro, mentre le somme erogate effettivamente sulla base dello stato di avanzamento dei lavori sono pari a oltre 700 milioni di euro. Di questi, più della metà sono state erogate nel 2020. Sono 406 milioni, «più di quanto erogato nei tre anni precedenti», sottolinea il rapporto dell'Ufficio del Commissario Straordinario. Ne 2020 gli interventi portati a termine sono stati circa 1. 700. Dall'avvio della ricostruzione hanno fatto rientro a casa 4mila famiglie. I cantieri aperti per la ricostruzione privata a fine anno erano 3. 248: circa 2 mila nelle Marche, quasi 600 in Umbria, oltre 300 in Lazio e Abruzzo. La ricostruzione sta iniziando, insomma. Arriva dopo cinque anni. Molti ancora ne passeranno prima che i paesi siano del tutto ricostruiti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA