Mazzè, l'arrivo delle scorie nucleari non è ancora escluso

MAZZÈCominceranno il 7 settembre, con una seduta plenaria, i lavori in modalità digitale, del seminario nazionale per l'approfondimento degli aspetti tecnici relativi al deposito nazionale di scorie radioattive ed al parco tecnologico, con particolare riferimento alle piena e puntuale rispondenza delle aree individuate ai requisiti dell'Iaea (International atomic energy agency) e dell'Isin (ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione). Si parlerà anche degli aspetti connessi alla sicurezza dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente. Saranno illustrati i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione di tali opere e alle misure compensative. Ma i Comuni del Canavese, in quella sede., ribadiranno il loro secco "no". Senza se e senza ma. Le scorie radioattive non possono essere trattate e smaltite su un territorio che fa del turismo e della produzioni enogastronomiche un fiore all'occhiello. Il seminario nazionale si articolerà in sessioni di lavoro per concludersi il 24 novembre, compresa la fase di consultazione pubblica, già in corso. Lo rende noto, con un avviso, Sogin spa, la società pubblica di gestione del nucleare, in attuazione delle disposizioni previste per individuare al termine dell'istruttoria il sito idoneo alla localizzazione del deposito tra i sette individuati nella Regione Piemonte (uno di questi è quello compreso tra Mazzè e Caluso) e gli altri 60 in Italia, dopo la pubblicazione della carta nazionale. Come è noto all'ipotesi dell'insediamento avevano subito espresso parere contrario, attraverso un ordine del giorno congiunto, i Comuni di Mazzè, di Caluso e di Rondissone indicati nella carta con un colore "verde smeraldo" e quindi tra quelli potenzialmente più adatti alla collocazione. Oltre ai tre Comuni indicati, un'altra decina, da Vische a Montanaro, hanno espresso ufficialmente un "no" politico alle scorie in potenziale arrivo.«Il nostro territorio - ricorda il sindaco di Mazzè, Marco Formia - per ora non è ancora escluso dall'ipotesi di insediamento nonostante le azioni promosse dai parlamentari piemontesi. Tuttavia, alla luce dell'imponente mole di documentazione tecnica che ha prodotto la nostra commissione, alla quale hanno lavorato un pool di professionisti ed anche il consigliere di minoranza Stefano Anzola, possiamo concretamente sperare nella cancellazione del nostro sito. Oltre a quanto già emerso dagli studi precedenti, i nostri esperti hanno rilevato che l'area di Mazzè non è idonea sotto il profilo geologico: siamo infatti in una zona di compressione tra le falde montuose delle Alpi e dell'Appennino con un potenziale rischio sismico. Inoltre il sito ipotizzato si trova in un'area di ricarica delle falde dell'acquedotto: un qualsiasi sversamento derivante dal deposito sarebbe causa di un inquinamento per migliaia di persone». La documentazione di Mazzè, insieme a quella prodotta dalla Città metropolitana era stata inviata lo scorso 5 luglio alla Sogin che si confronterà con i Comuni e valuterà tutte le osservazioni. Anche la Città metropolitana, aveva respinto formalmente l'ipotesi di insediamento del deposito di scorie radioattive nell'area di Mazzè. «Gli elementi raccolti - ribadisce Marco Marocco, vice presidente della Città metropolitana - sono frutto di ricerche e di studi e non di posizioni ideologiche». Nel faldone delle osservazioni anche la richiesta per l'ampliamento dell'area protetta del Parco del Po. «Il parco -aggiunge Formia - finora lambisce solo il nostro territorio. La nostra richiesta è di estenderlo lungo l'asse del fiume Dora. Se la richiesta venisse accolta ci troveremo in un'area protetta e quindi ci sarebbe un elemento vincolante per evitare l'arrivo del deposito». La richiesta va ad aggiungersi alla mozione dei parlamentari piemontesi della Lega ed approvata dalla Camera dei deputati. Il documento impegna il Governo a valutare l'esclusione dei siti definiti dall'Unesco Patrimonio dell'umanità dalla costruzione di depositi di scorie nucleari. --lydia massia