Genovese ai domiciliari per curare la dipendenza
Milano A nove mesi dall'arresto, Alberto Maria Genovese lascia San Vittore per proseguire il percorso di disintossicazione in una comunità di recupero lontana dai suoi "guai" milanesi, nel Varesotto. L'ex mago delle startup, in carcere dal 6 novembre scorso con l'accusa di aver abusato di una diciottenne ospite di uno dei suoi party a base di droga, resta comunque ai domiciliari e con il braccialetto elettronico. Lo ha deciso il gip Tommaso Perna per via dell'attenuazione delle esigenze cautelari e perché le indagini sul 44enne sono oramai concluse, con un provvedimento che lo vede indagato - in concorso con la sua ex fidanzata - anche di una seconda violenza sessuale su una ventitreenne, nel luglio scorso, a Ibiza. Dal punto di vista investigativo, scrive il gip, «si è esaurita così la fase dell'acquisizione delle prove». A chiedere per l'ennesima volta la scarcerazione di Genovese i suoi legali, in attesa che venga depositata la superperizia sui video raccolti dalle diciannove telecamere dell'attico con vista sul Duomo di Milano. È innegabile, sottolinea il gip, «che l'attenzione mediatica» sull'inchiesta «nel bene e nel male, ha permesso di disvelare un sistema patologico di relazioni interpersonali, fortemente alterato dall'uso smodato di sostanze stupefacenti, talvolta volontario e talaltra indotto, che aveva la sua genesi all'interno degli eventi organizzati» da Genovese, che «nella connivenza generale dei partecipanti» selezionava «le sue vittime». Ma il lungo periodo trascorso in prigione, a parere del gip, ha fatto venir meno il pericolo che l'indagato reiteri il reato, perché «ha tranciato i suoi legami con l'ambiente nell'ambito del quale si erano sviluppate le relazioni patologiche con le vittime». E in merito alla «potenziale pressione esercitabile» sui testimoni, per il gip va «tenuto conto del fatto che non sono stati chiariti gli aspetti del tentativo di depistaggio effettuato nei confronti» della vittima 18enne, che avrebbe subito violenze la notte del 10 ottobre. Questo impedirebbe di valutare l'esistenza di «un pericolo di inquinamento probatorio». -- m.ser.© RIPRODUZIONE RISERVATA