Indagati Renzi e il manager Presta L'accusa: «Finanziamento illecito»
Edoardo Izzo / romaMatteo Renzi è finito nel mirino della Procura di Roma con il manager dei vip, Lucio Presta, e al figlio di quest'ultimo, Niccolò, per la realizzazione del programma TV "Firenze secondo me" da parte della società dei Presta, Arcobaleno Tre. Ipotesi di reato per Renzi, il finanziamento illecito; per i Presta, anche le false fatturazioni. I fatti salienti erano già noti, assurti agli onori delle cronache nel 2019 grazie ad un servizio de L'Espresso: il documentario storico-artistico in quattro puntate, ideato e condotto dall'ex primo cittadino del capoluogo toscano, fruttò al protagonista un compenso di 454mila euro; il produttore Presta da Discovery - editore di Nove, che lo ha mandato in onda - ne ha incassati appena 20mila, a fronte di spese complessive per circa un milione di euro. I soldi ricevuti da Presta, già finanziatore della Leopolda, sarebbero stati usati da Renzi nell'autunno del 2018 per restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l'acquisto della villa di Firenze. Un prestito finito nelle maglie dell'antiriciclaggio perché soldi furono bonificati attraverso il conto corrente dell'anziana madre. In un'anticipazione del quotidiano Domani, le nuove puntate: due settimane fa la Guardia di Finanza ha acquisito la documentazione relativa al contratto per il documentario nonché gli accordi per l'ideazione di altri programmi per un totale di circa 700mila euro. E su questi ultimi si sarebbero accesi i riflettori della Procura di Roma. Il documentario sulle bellezze di Firenze è andato in onda; Presta aveva spiegato già a suo tempo di ritenere valido l'investimento; Renzi aveva sottolineato che Presta era libero di decidere il cachet per collaboratori e autori. Ma gli altri programmi ipotizzati non hanno mai visto la luce e i pagamenti a Renzi non risulterebbero iscritti al bilancio. Per questo nel decreto di perquisizione alla Arcobaleno Tre i pm Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone parlano di «rapporti contrattuali fittizi, con emissione e annotazione di fatture». Puntuale ieri su Facebook, il rilassato commento del leader di Italia Viva, che dice di essere stato informato dall'autore dell'articolo: «Di solito queste comunicazioni le fanno i magistrati o la polizia giudiziaria... comunque questo avviso di garanzia non so in cosa possa sostanziarsi: quando arriveranno gli atti - non i tweet dei giornalisti - potremo confrontarci nella sede del processo». «Chi mi conosce sa che io vado davvero controcorrente», ha proseguito Renzi, con un riferimento al suo ultimo libro - "Controcorrente" - arrivato ieri in libreria e già dato in vetta alle classifiche Amazon. «Sono casualità che si ripetono. L'altra volta quando ho fatto la presentazione del libro hanno arrestato mio babbo e mia mamma; stavolta si sono limitati a un avviso di garanzia. Ciò che mi riguarda è tutto trasparente e tracciato, quindi buon lavoro ai magistrati: noi siamo a disposizione». Pacato e collaborativo il commento del legale di Presta, avvocato Lucarelli: «Abbiamo saputo di questa indagine solo pochi giorni fa e ci siamo subito messi a disposizione dell'Autorità Giudiziaria - ha scritto in una nota -. Si tratta di prestazioni esistenti, regolarmente fatturate e pagate alla persona fisica, quale corrispettivo dell'attività svolta, non al Politico o al Partito. Stiamo presentando una memoria con documentazione contrattuale e bancaria per fugare ogni dubbio». --© RIPRODUZIONE RISERVATA