FATTO IN CASA

Guglielmo Buccheri / torino Il pallone è tornato a Roma per buona pace degli inglesi che ne annunciavano il ritorno a casa. E il pallone azzurro, dalla notte di Wembley, pesa di più, in campo e fuori. L'agenda della festa infinita racconta di giocatori, da ieri, al mare e di un'onda nazionale che ci porta ad alzare lo sguardo fino al 2028 perché il 2028 può diventare la stagione dell'Europeo dentro ai nostri stadi.I buoni propositi sono diventati qualcosa di più e l'idea di avanzare la candidatura dell'Italia per ospitare l'evento in calendario tra sette anni prende forma: entro la prossima primavera i dossier della pretendenti dovranno arrivare sul tavolo Uefa e tra i dossier ci dovrebbe essere anche il nostro. Come potrebbe il paese dei campioni d'Europa tagliare il traguardo? L'onda azzurra piace perché piace a tutti cavalcare un'immagine seria, pulita e divertente. E l'onda azzurra parla di un'organizzazione impeccabile delle tre gare romane dell'Europeo itinerante (primo ed ultimo), le migliori giudicate dal presidente Ceferin e, allo stesso tempo, l'onda azzurra, a breve, potrà avere una maggiore attrazione grazie al cammino che sono pronti a fare le città ed i loro nuovi, o ristrutturati, stadi di calcio.Da Donnarumma, Chiellini, Bonucci, Verratti, Jorginho, Chiesa e Insigne a Bologna, Cagliari, Verona, Genova, Firenze, ma anche Empoli e La Spezia per restare ai campi di serie A: sono sette i progetti partiti o in rampa di lancio con il coinvolgimento del Credito Sportivo Italiano guidato da Andrea Abodi come advisor e non solo. L'investimento complessivo per i sette impianti è di circa 600 milioni di euro, la realizzazione tra i due ed i quattro: l'Uefa assegnerà Euro 2028 nel settembre del 2022 e il tempo per definire l'eventuale sinergia sport e politica è arrivato. Il presidente del Coni Giovanni Malagò lo ripete da un bel po': «Per il rilancio delle infrastrutture serve organizzare un Europeo o un Mondiale...». Il numero uno della Figc Gravina lo ha scritto nel suo programma e da vice Uefa è pronto al pressing: per ottenere il consenso e i voti servirà presentare una profonda relazione con dieci città coinvolte, uno stadio da 60 mila posti, tre da 50 mila, tre da 40 e tre da 30. Bologna, Cagliari e Verona si rifaranno il trucco, tutte con capienza estendibile alle 30 mila presenze proprio per rispondere al parametro minimo previsto. Firenze e Genova daranno vita ad un restyling a cinque stelle, Empoli e Spezia cambieranno volto non per entrare nel dossier, ma per offrire uno spettacolo d'insieme. Sullo sfondo, il caso Milano e Roma dove tocca alla politica districare la delicata matassa. Perché Euro 2028 e non il Mondiale 2030? Il Mondiale è il sogno di Gravina, ma, per come vanno i conti del calcio, organizzare un torneo planetario da soli è un rischio: nel 2026 toccherà a Usa, Messico e Canada insieme. Meglio, e più gestibile, un Europeo: dopo il 2024 in Germania, c'è spazio. --© RIPRODUZIONE RISERVATA