Crisanti accusato di diffamazione dal Veneto «Io come Galileo: indagato per la ricerca»

IL COLLOQUIOFrancesco Rigatelli MILANONon so neanche se sia una denuncia, se lo fosse si commenterebbe da sé, mi auguro per loro che non sia niente del genere». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, a tarda sera apparecchia la tavola e commenta l'indagine della Procura di Padova, che lo coinvolge mentre lui fa da consulente a quella di Bergamo sulle chiusure della zona rossa.La vicenda nasce da un esposto di Azienda Zero, il braccio operativo della Regione Veneto, secondo cui le critiche dello scienziato al sistema di prevenzione voluto da Zaia avrebbero gettato discredito sulla sanità veneta. Il fascicolo, aperto a inizio marzo, vede i magistrati procedere per l'ipotesi di diffamazione. «Si tratta dei tamponi - chiarisce Crisanti -. Ho scritto un articolo scientifico in cui si dimostra che i tamponi scelti dalla Regione Veneto non sono affidabili e loro hanno ritenuto che avesse valenza diffamatoria. Ne prendo atto, ma è dai tempi dell'Inquisizione contro Galileo che non si impugna il lavoro di un ricercatore. Se andranno avanti si renderanno ridicoli davanti alla comunità scientifica internazionale».Crisanti ricostruisce la sua ricerca: «Ho testato in laboratorio i tamponi antigenici scelti dalla Regione confrontandoli con i molecolari e sono affidabili al 70 per cento, meno del dichiarato. E' un problema di quel tipo di tamponi, che si possono usare per screening di massa su scuole e aziende, ma se li si adotta al posto dei molecolari si commette un'imprudenza e questo è quello che volevo dimostrare con la mia ricerca».Dai tempi di Vo' Euganeo il microbiologo, definito dai detrattori - non ultimo Salvini - "zanzarologo" per le sue ricerche sulla malaria, spiega che test a tappeto e isolamento dei contagiati sono l'unico modo per anticipare il virus. «Da mesi considero tutti gli antigenici inaffidabili, non solo quelli scelti dal Veneto, e mi sono espresso più volte in tal senso - ricorda -. La trasmissione Report ha ricostruito la vicenda in modo organico e il mio contributo affatto polemico ha contribuito a ristabilire i fatti. Con il Presidente Zaia non ci sentiamo da mesi e per me la diatriba con lui è acqua passata».Ora sarà la magistratura a indagare, col sostituto procuratore Benedetto Roberti, sull'affidabilità dei test rapidi. Dopo la puntata di Report martedì l'opposizione ha abbandonato il consiglio regionale del Veneto, chiedendo a Zaia di spiegare i punti oscuri della sua gestione. Inizialmente uno dei suoi vicepresidenti aveva confermato che la settimana prossima il governatore sarebbe stato presente, poi il dietrofront. «Vogliamo una risposta politica non soltanto tecnica e la vogliamo in consiglio regionale», lamenta Arturo Lorenzoni, portavoce delle minoranze venete. --© RIPRODUZIONE RISERVATA