Gualtieri sindaco a Roma La prima grana per Letta
Fabio Martini / RomaIl primo buongiorno del "mondo Pd" al suo nuovo segretario è arrivato 24 ore dopo l'insediamento di Enrico Letta al Nazareno e ha preso le forme di una fake news: per alcune ore su alcuni dei principali siti online ha campeggiato la notizia dell'annuncio «a breve» della auto-candidatura a sindaco di Roma da parte di Roberto Gualtieri. Ma a Letta una notizia così rilevante non era stata preannunciata né da Nicola Zingaretti, (che resta il "sovrintendente" del Pd a Roma) e tantomeno da Gualtieri. A Letta è bastato poco per accertare che si era trattato di una voce fatta filtrare ad arte da esponenti del Pd del Lazio. Uno spin per mettere Letta davanti al fatto compiuto? Una forzatura dei quadri zingarettiani, in piena sindrome da "8 settembre" dopo che il loro "sovrano" li ha abbandonati senza una prospettiva politica e di carriera e speranzosi di riconquistare almeno il Campidoglio? Enrico Letta si è irritato e non per modo di dire: non si è limitato a farsi passare il fastidio. In serata, senza darne notizia, ha convocato una riunione a distanza con i vertici del Pd romano per farsi sentire: segretario romano e segretario regionale. Per chiedere conto dello stato dell'arte sulle candidature a sindaco per Roma, per assicurare condivisione centro-periferia, ma soprattutto per metterli sull'avviso, nella sostanza rilanciando l'immagine coniata nel suo discorso di accettazione: «Voglio confrontarmi con volti e non con maschere». Ovviamente nessun riferimento ai due ma l'indicazione di un metodo. E così, il caso-Gualtieri ha finito per trasformarsi in una vicenda che racconta due fenomeni significativi, destinati a pesare nei prossimi mesi: la comparsa sulla scena di un "nuovo" Letta e il perdurare del vecchio Pd. In queste ore si sta muovendo sulla scena pubblica un Letta diverso dal passato, che sembra aver "elaborato" le ragioni politiche e caratteriali che lo avevano sospinto verso l'esilio. Come ha dimostrato in questi giorni, Letta non è certo diventato un aggressivo, ha semmai deciso di non restare sempre e comunque "sereno". Ma di difendersi, contrattaccando. Non soltanto mediando. Ecco perché ieri ha fatto diffondere una nota informale: «Nulla è deciso», «il segretario non ha ancora avuto modo di aprire il dossier delle amministrative». Anche perché la falsa notizia sul Gualtieri che aveva già deciso di candidarsi, lo ha indotto in un equivoco. All'oscuro di come stessero le cose, perché impegnato in un incontro con la Stampa estera, ad un'apposita domanda che accreditava la "notizia", Letta ha riposto che Gualtieri sarebbe «un ottimo candidato», giudizio che corrisponde da tempo al suo pensiero più volte espresso in pubblico. Ma a suo avviso anche il migliore dei candidati non può essere scelto a sua insaputa. E poi c'è il "vecchio" Pd romano che resiste. Quei quadri che, da quando Nicola Zingaretti era diventato segretario, esattamente 2 anni fa, in ogni passaggio critico, hanno sempre puntato su elezioni anticipate che consentissero ai quadri laziali di ascendere ad un seggio parlamentare. E ora che pure Andrea Orlando si è messo in proprio con la corrente dei "Dems", le ambizioni del cerchio romano vanno ridimensionate. Ma il primo che vuole vincere le amministrative di ottobre a Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli, è proprio Letta. Roma non è una città qualsiasi: non è soltanto la capitale, è anche una città che dal 1976 ad oggi è stata governata per 25 anni dalla sinistra e lasciarla alla destra, che l'ha governata soltanto 5 anni su 45, sarebbe uno smacco. Letta nelle prossime ore incontrerà Roberto Gualtieri per capire da lui se e quanto sia motivato: in caso positivo, il nuovo leader del Pd vuole parlare con Carlo Calenda, in campo da mesi, e che ieri alla quasi-candidatura di Gualtieri, ha risposto: «Ci vedremo alle urne». E tutti assieme cercheranno di capire se all'ultimo momento, a patto che glielo chiedano in coro, possa "cedere" colui che metterebbe d'accordo tutti: Nicola Zingaretti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA