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Teororo Chiarelli Atlantia, come da copione, avvia la dismissione di Autostrade per l'Italia. E lo fa con un processo "dual track": la vendita dell'intera quota dell'88% del capitale di Aspi tramite processo competitivo o, in alternativa, con una scissione parziale e proporzionale e conferimento del capitale di Aspi nella neo-costituita Autostrade Concessioni e Costruzioni spa da quotarsi in Borsa con l'uscita di Atlantia dal suo capitale. L'operazione, varata ieri mattina dal consiglio di amministrazione della holding della famiglia Benetton, irrita il governo, ma riceve il plauso dei fondi internazionali azionisti della società e un cauto sostegno della Fondazione Crt (ha il 4,5% di Atlantia) che auspica il prosieguo delle trattative «per il conseguimento di soluzioni concordate attraverso un'operazione trasparente e di mercato».La holding prende atto delle difficoltà emerse nelle trattative con Cdp e «auspica che possano essere quanto prima superate», annuncia dunque un processo "dual track" per uscire da Aspi: la vendita dell'intera quota dell'88% del capitale della società tramite processo competitivo o, in alternativa, una scissione parziale e proporzionale con conferimento di, rispettivamente, il 55% e il 33% del capitale di Aspi nella neocostituita Autostrade Concessioni e Costruzioni Spa da quotarsi in Borsa. Il processo del doppio binario è rivolto sia a Cassa Depositi e Prestiti che ad altri investitori istituzionali nazionali e internazionali, spiega Atlantia, sottolineando che dovrà portare alla dismissione della partecipazione detenuta in Aspi «in coerenza con quanto comunicato al governo il 14 luglio scorso e quindi con un processo trasparente e di mercato e nel rispetto di tutti gli stakeholder di Atlantia e di Aspi». E c'è chi nota che il 33% a disposizione del mercato è esattamente la quota che aveva indicato Cdp nella prima fase della trattativa. Come dire: la porta resta aperta.Entrambe le operazioni «sono sottoposte ad alcune condizioni sospensive, tra cui la finalizzazione dell'Atto Transattivo tra Aspi e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ossia l'efficacia dell'accordo relativo al procedimento di presunto grave inadempimento riguardante Aspi, del relativo Atto Aggiuntivo e dell'allegato Piano Economico Finanziario». La palla passa ora nuovamente al governo che non nasconde la propria irritazione nei confronti della holding dei Benetton. «Sono trascorsi oltre due mesi dall'accordo del 14 luglio e ancora Atlantia prende tempo: ora basta - commenta a muso duro su Facebook il viceministro alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri - Ha ragione il presidente Giuseppe Conte: o la questione si risolve a stretto giro, oppure procederemo immediatamente con la revoca. Non possiamo più permetterci di perdere tempo».Cdp, a sua volta, ha inviato ieri mattina una lettera ad Atlantia dai toni perentori in cui conferma come "condicio sine qua non" della propria partecipazione in Aspi la concessione delle manleve e la gesione del debito. Non sembra, però, una chiusura definitiva. La stessa missiva, infatti, «conferma nuovamente la piena disponibilità a incontrarsi in qualsiasi momento, a partire da oggi stesso». Giovedì sera, invece, è stata Aspi a ricevere una lettera a firma di Roberto Chieppa (segretario generale di Palazzo Chigi), Alberto Stancanelli (capo di gabinetto del Mit) e Luigi Carbone (capo di gabinetto del Mef) in cui si ribadisce la volontà di mantenere le l'articolo 10 del cosiddetto atto transattivo, quello che obbligherebbe Atlantia a cedere le quote di Aspi a Cdp. E vediamo ai soci esteri. «Siamo molto contenti del piano messo a punto da Atlantia in quanto raggiunge l'obiettivo di uscire da Aspi, come ha chiesto il governo, e fornisce un meccanismo trasparente per fissare un prezzo di mercato equo per Aspi - dice Kaveh Sheibani, co-fondatore del fondo britannico Lexcor-Capital, tra gli azionisti della holding - Non ha senso e non è giusto obbligare una società a vendere un suo asset a un unico compratore imposto dal governo». In tutto questo groviglio un dato sembra certo: gli investimenti di Aspi (14 miliardi) sono fermi, così come il piano delle nuove assunzioni. Erano previsti mille ingressi, siamo fermi a 300. --© RIPRODUZIONE RISERVATA