Senza Titolo

Diciassette. Sulla carta sono i giorni mancanti alla riapertura delle scuole. L'anno più difficile e incerto dalla fine della seconda guerra mondiale, 75 anni fa. Comprensibile l'ansia dilagante tra i genitori in vista del giorno X, il fatidico 14 settembre, quando otto milioni di bambini e adolescenti torneranno tra i banchi (con o senza rotelle, boh?). In conversazioni pubbliche o private sento ripetere un concetto così riassumibile: "si vuole la riapertura della scuola assolutamente entro il 14 settembre per decisione politica". Dove l'accento si concentra sull'aggettivo "politica". Riaprire le scuole, anche al tempo del Covid, dovrebbe essere considerata una decisione giusta, opportuna, saggia. Forse rischiosa ma necessaria. Azzardata persino ma ineludibile. Perché l'istruzione è un diritto vitale quanto la salute. Si è visto infatti quanto già abbiano sofferto gli alunni nel non poter concludere nel modo tradizionale l'anno appena terminato.L'indeterminatezza con cui il governo ha affrontato la questione ha alimentato il risentimento popolare. L'assenza di linee guide chiare ha creato incertezza e angoscia nelle famiglie. La ministra dell'istruzione Lucia Azzolina meriterebbe la bocciatura. A parti invertite, se il suo partito, il M5S, fosse stato all'opposizione avrebbe scatenato contro di lei una canea violentissima. È infatti quel che ha fatto la Lega di Salvini senza tuttavia proporre soluzioni. Perché la gestione delle scuole in questa fase della vita pubblica è materia maledettamente difficile per chiunque. Anche nazioni considerate meglio organizzate dell'Italia stanno procedendo per tentativi. In Germania l'insegnamento è ripartito in nove lander su 16, ma sono già cento gli istituti costretti subito a richiudere. Comprensibile la preoccupazione per quel che può accadere qui da noi.Tuttavia in questa pazza estate pochi si sono scandalizzati quando discoteche e altri luoghi del divertimento di massa hanno operato senza alcun criterio di sicurezza. O quando sono state scelte mete turistiche a rischio. In estate, come a carnevale, tutto vale? Quando c'è di mezzo l'auto-assoluzione dalla responsabilità personale ogni alibi è buono. Nel caso della ripartenza delle scuole la responsabilità ricade sullo Stato e sui suoi organi esecutivi. Dunque si pretende tutto e il contrario di tutto. Con quel risentimento antipolitico che ha avvelenato la convivenza sociale. In fondo il sistema dell'istruzione pubblica da troppi anni è considerato residuale, con pochi investimenti e retribuzioni insufficienti per il corpo docente. Alzi la mano quella famiglia che almeno una volta non ha dovuto contribuire alla colletta per l'acquisto della carta igienica e dei detersivi nella scuola dei propri figli. Quando saremo usciti dalla fase dell'emergenza sarebbe dunque necessario ricominciare a ragionare sulla qualità dell'istruzione. Tra lezioni in presenza o via web sono emerse già nei mesi scorsi le nuove diseguaglianze a partire proprio dai banchi di scuola. L'Istruzione un tempo era considerata un'occasione di emancipazione dalla subalternità sociale. Lo è ancora. --© RIPRODUZIONE RISERVATA