Rsa, sono quattro gli indagati per omicidio colposo

Andrea Scutellà / ivreaAlmeno i primi quattro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il capo di imputazione nei fascicoli che riguardano le Rsa canavesane, resta quello dell'omicidio colposo. Ma sull'identità, il ruolo e la struttura in cui lavorano, la procura di Ivrea mantiene il massimo riserbo, anche perché nessun avviso di garanzia è stato consegnato fino ad ora. Tutto è in mano al procuratore capo Giuseppe Ferrando, che ha dato mandato, ormai da qualche mese, alla Guardia di Finanza e i carabinieri del Nas di ricostruire le eventuali responsabilità nelle strutture residenziali canavesane che hanno avuto picchi anomali di contagi.Ma nel caso degli indagati noti, potrebbe trattarsi di figure apicali - direttori o comunque figure di responsabilità -, di strutture dove c'è stata la denuncia di un parente. A quel punto l'iscrizione nel registro sarebbe un «atto dovuto», come si dice spesso in questi casi. A inizio luglio erano cinque le denunce di parenti di deceduti Covid sospetti nelle Rsa pervenute alla procura di Ivrea. Gli altri tre fascicoli con un capo d'imputazione erano per infortunio sul lavoro, con denunce da parte dei dipendenti.In tutto la pila sulla scrivania del procuratore capo era arrivata a cinquantacinque fascicoli, la maggior parte senza capo d'imputazione, che contenevano le meticolose relazioni dei Nas e delle fiamme gialle sulle strutture sanitarie canavesane. I carabinieri sono stati impiegati soprattutto per valutare se le strutture sanitarie abbiano adottato tutte le cautele necessarie. Mentre i finanzieri hanno lavorato sul prezzo dei tamponi e dei dispositivi di protezione individuali, come mascherine, camici, occhiali.C'è poi il capitolo legato all'esposto dell'associazione dei consumatori Codacons, che era stato integrato con una richiesta di maggiori autopsie per stabilire le cause dei decessi. Il problema di molte morti sospette, infatti, risiede nel fatto che, almeno all'inizio dell'emergenza, gli esami non venivano effettuati. La procura di Ivrea, però, ha più volte ribadito la difficoltà di eseguire autopsie senza rischiare il contagio per gli operatori sanitari. Di autopsie post mortem, di fatto, ne è stata eseguita solo su un'anziana di Bairo e per arrivare a un risultato ci sono volute due settimane.Nella denuncia dell'associazione dei consumatori, tuttavia, era presente anche la richiesta di indagare per omicidio colposo tutti i livelli di gestione dell'emergenza sanitaria: dai dirigenti delle singole Rsa, al «responsabile della Asl di Ivrea», fino al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. --© RIPRODUZIONE RISERVATA