Omicidio Moschini, si va in Corte d'assise
IVREAIl giudice riconosce la possibile premeditazione nell'omicidio di Vistrorio, l'assassino viene rinviato a giudizio di fronte alla Corte d'assise del tribunale di Ivrea e rischia la condanna all'ergastolo. La decisione sulla questione se l'omicidio fosse o meno premeditato è stata presa ieri dal gup Marianna Tiseo del tribunale di Ivrea, in merito all'uccisione di Roberto Moschini, 57 anni di Vistrorio, per mano di Alberto Diatto, 61 anni di Biella (avvocati Gianpaolo Zancan e Claudio Novaro di Torino). L'aggravante era il cuore del processo preliminare: «In base agli atti non è possibile escludere che ci sia stata premeditazione - così l'avvocato difensore, Zancan, riporta le parole del magistrato - non ci resta che aspettare il pronunciamento, a settembre, della Corte costituzionale sulla norma che esclude il ricorso all'abbreviato per gli omicidi aggravati». Il processo, quindi, per Diatto si celebrerà innanzi alla Corte d'Assise a Ivrea, prima udienza prevista per il 27 ottobre prossimo, la pena massima è l'ergastolo. Nessun locale del tribunale è idoneo ad ospitare una giuria, pertanto il presidente Vincenzo Bevilacqua (che presiederà la Corte) dovrà ricorrere a locali esterni, probabilmente, nella zona del Parco Dora Baltea. Tornando all'omicidio, il fatto risale a un anno fa, quando nella notte tra il 19 e il 20 luglio a Vistrorio in Valchiusella, Diatto, che lavorava come infermiere del centro di salute mentale a Biella, aveva colpito selvaggiamente con un punteruolo nascosto in un manico di bastone da passeggio la vittima. Cinque colpi che avevano provocato la morte da shock emorragico con lacerazione dell'aorta. Il movente: un debito in denaro. Le indagini condotte dal sostituto procuratore Daniele Iavarone della Procura di Ivrea hanno ricostruito i fatti di quel giorno. Diatto si sarebbe recato a Vistrorio con il preciso scopo di uccidere Roberto Moschini. L'assassino, era salito in Valchiusella già la mattina del 19 per discutere con Moschini e da qui sarebbe poi scaturita la lite, all'origine dell'omicidio. Diatto, dopo quel litigio, non si era allontanato subito e sarebbe ritornato a Biella. In giornata, sarebbe andato a Torino prima di ritornare, infine, a Vistrorio e uccidere Roberto Moschini. Una dinamica che ha portato l'accusa a sostenere fondata l'aggravante della premeditazione. Un primo nodo sciolto a favore, anche, della parte civile, la famiglia della vittima, Orvinio, il padre di Moschini, e la sorella Patrizia, rappresentati in aula dal legale eporediese Paolo Campanale. --valerio grosso